A Scuola di Marketing per il Coworking. Tre domande e tre risposte con Enrico Marchetto, marketer, docente, autore.

Enrico Marchetto

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Dire “Marketing” può voler dire tante cose.

Con Enrico Marchetto “Marketing” significa fare le cose giuste per gli obiettivi giusti. Semplice? Sì. Facile? Assolutamente no. 

Precisione scientifica fino all’ossessione, attenzione spasmodica ai dati e soprattutto cura maniacale dell’aspetto strategico, asse fondamentale di ogni azione. Questo è il lavoro sul Marketing che fa Enrico.

Chi lo conosce sa che il suo lavoro di marketer è rigoroso, orientato solo ed esclusivamente al risultato.

Non a caso avere la sua attenzione, richiesto com’è dai più grandi brand, è abbastanza complicato.

Eppure Enrico ha detto sì a Cowo®, accettando di venire a parlare al CowoShare.

Forse è rimasto stupito dalla nostra richiesta di venire a parlare a un mondo strano e curioso, quello del Coworking, un mondo dove gli approcci di marketing spesso pagano pegno a una fondamentale assenza di risorse, che si accompagna a spontaneismi un po’ superficiali, sull’onda dell’ultima moda social.

E invece, fin da questa intervista, è bellissimo scoprire come proprio noi di Cowo® possiamo essere protagonisti positivi del mercato, grazie alle tante cose buone fatte finora.

Attività, approcci e strategie che Enrico, con il suo lavoro, ci sta aiutando a valorizzare ed affinare.

Porterà al CowoShare una professionalità altissima, con un pregio più unico che raro: Enrico si fa capire, forte e chiaro, da tutti.  

Come potrebbe essere altrimenti, presentandosi al CowoShare del 19/1 con uno speech chiamato…

  • GUARDA MAMMA, IL MARKETING PER IL COWORKING!

Prepariamoci a un intervento di quelli che non si dimenticano con questa intervista, in cui già si possono capire molte cose interessanti.  Grazie mille per la disponibilità!

Cowo® –  Il mondo dei social network – Facebook in particolare – cosa ci può insegnare sul mondo del Coworking?
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Quali sono le “porte della conoscenza”, utili a noi operatori del settore?
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Enrico Marchetto – Guarda, non tutti sanno che qualsiasi Social Network si regge su un principio cardine: la Social Proof.

Cos’è la Social Proof?
Fare un’azione seguendo qualcuno di cui hai fiducia, che ha fatto quell’azione prima di te.
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La Social Proof è il motore che sta sotto la scelta di un albergo, la Social Proof è quel motore che sta dietro a un commento di Facebook, a un “parteciperò” a un evento, perché io vedo un amico che partecipa a un evento e aumentano le probabilità che ci partecipi anch’io.
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Seguendo l’azione di quell’amico di cui ho, appunto, fiducia.
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Il Coworking sui social è uno spazio di conoscenza e di condivisione e questa condivisione innesca la scoperta del mondo Coworking,
innesca percorsi comunitari, innesca un empowerment degli stessi coworkers verso conoscenti e amici.
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Tu lo sai meglio di me, essere coworker non è solo affittare degli spazi, ma un vero e proprio nuovo paradigma di affrontare il lavoro, la socialità nel lavoro, la condivisione dell’esperienza..
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Tu hai dato vita a una cosa meravigliosa: la Social Proof dei coworker.
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Cowo® – Qualcuno ha detto che i Coworking sono social network reali.
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Se questo è vero, a cosa serve Facebook?
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Per quale motivo è importante per chi gestisce un Coworking?
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Enrico Marchetto – Max, se ho bisogno di un coworking me lo cerco su Google.
Se non so cos’è un Coworking ma l’ho sentito solo nominare e voglio scoprire cos’è, me lo cerco su Google.
Se devo capire quanto costa, ripeto, me lo cerco su Google.
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Ma se non ho idea di cosa sia, quale comunità lo abita, se non ho mai preso in considerazione l’idea che possa esistere uno spazio di lavoro libero e condiviso, i Social Network sono uno strumento di conoscenza incredibile.
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La tua pagina Facebook non è come il sito, non è un punto di atterraggio.
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La tua pagina Facebook è un luogo dove tu raccogli i tuoi contenuti e la tua community, e distribuisci il tuo contenuto alle persone che ti seguono, agli amici e alle amiche di chi ti segue.
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E più il contenuto è forte e rilevante, più questo contenuto farà strada nei social network e andrà a toccare sempre più persone che non avevano idea di cosa fosse un Coworking prima di vedere una tua foto del venerdì quando fai la pizza al Cowo®, o un video di un momento formativo comune all’interno del Coworking,
o un “dietro le quinte” del Coworking.
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Cowo® – Una delle leggi del nostro “Cowo® Manifesto” recita: Il Coworking gode della miglior strategia di marketing possibile: la felicità”.
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Sei d’accordo che un Coworker felice è anche un promotore spontaneo dello spazio, un “evangelist” come dicono?
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Come si può ampliare la portata di questi entusiasti, così che la voce circoli anche online? 
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Enrico Marchetto – L’errore che nel marketing fanno in molti è quello di far concludere il ciclo di un consumatore con “l’acquisto”.
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Eh no. C’è un passo subito dopo che è quello che i marketers chiamano “advocacy” cioé farsi portatori sani e consapevoli della propria esperienza di consumo.
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Raramente mi è capitato di vedere un coworker che tacesse della propria esperienza… penso che nel mondo Cowo® questo sia davvero la cosa più centrale e importante nell’esperienza di uno spazio condiviso: farsi portavoce, felice, di un nuovo paradigma di lavoro.
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Enrico Marchetto 
è tra i relatori del CowoShare6  “COWORKING E FORMAZIONE” che si terrà a Milano il 19 gennaio 2019. 
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L’evento è gratuito ma è indispensabile la registrazione per poter ricevere il biglietto di ingresso, che verrà richiesto al check-in dell’evento.
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Incontro Nazionale CowoShare Milano 2019 al Coworking Bicocca Village

Cosa si impara, lavorando in 20 Coworking diversi? Tre domande e tre risposte con Cristina Maccarrone, giornalista, blogger e viaggiatrice.

Cristina Maccarrone Coworking

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Cristina, per il suo lavoro di giornalista e blogger, è spesso in viaggio.

Quando viaggia lavora, e quando si lavora si ha bisogno di un posto adeguato. Anche a centinaia di km dalla propria sede abituale.

È per questo che, ovunque si trovi, Cristina sceglie un Coworking Cowo®: in questo modo utilizza un servizio professionale di qualità, con il valore aggiunto di un incontro, un nuovo contatto, spesso una bella storia da conoscere e raccontare.

Nell’ambito della sua attività, è quindi anche Ambassador del progetto Cowo®, che indaga e racconta in modo costante, su e giù per l’Italia e anche oltre, visitando regolarmente gli spazi del Network, ed entrando in contatto con le varie Coworking Community.

A questa attività abbiamo dato un nome: #MyCoworkingDay.

Sia quando scrive di ecosistemi professionali (tra i suoi temi di riferimento c’è il lavoro), sia quando chiacchiera davanti a un caffè, Cristina posa sempre, sulle situazioni che incontra, uno sguardo speciale.

Attenzione, sensibilità e capacità di ascolto sono gli ingredienti di quello sguardo, che si ritrovano poi puntualmente nei suoi articoli e Ebook.

Il 19 gennaio 2019, al CowoShare su COWORKING E FORMAZIONE, ci racconterà questa sua attività un po’ speciale con lo speech:

  • IMPARARE CON IL COWORKING, OVVERO: LAVORARE IN 20 COWORKING DIVERSI E FAR PARTE DI UNA SOLA GRANDE COMMUNITY

L’intervista è qui sotto: buona lettura e grazie a Cristina per gli ottimi stimoli!

Cowo® –  Hai visto tanti Cowo, ne hai provati tantissimi, un po’ dappertutto.
Hai notato differenze? Tratti comuni? Cosa unisce tutti questi posti, a parte il brand Cowo®?
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Cristina Maccarrone –
Sì, devo dire che in questi 2 anni e passa, ne ho provati davvero tanti, da Milano a Roma, da Lugano a Firenze… e continuerò.
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“Provare” credo sia proprio il verbo giusto.
Per il progetto #MyCoworkingDay  trascorro una giornata in un Coworking, lavorando, chiacchierando e intessendo relazioni. E ogni volta che me ne vado, ne esco sempre molto arricchita e… felice, anche se ho fatto tre ore di treno.
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Ho notato ovviamente differenze tra un Coworking e l’altro: chi gestisce lo spazio da più tempo, è giustamente più “rodato” perché ha imparato sul campo.
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Non basta dire “voglio aprire un Coworking” o “voglio adibire parte della mia azienda a Coworking” perché nasca un Cowo®.
Ma anche nei Coworking “giovani” ho sempre visto tanta tanta voglia di fare.
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Potrei dire che ci sono differenze legate alla città dove ha sede il Coworking, ma questo forse inizialmente riguarda più i coworker che ci vanno a lavorare che i Cowo® Manager in sé.
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Per dire, in un posto come il Coworking Novara, dove gli stessi gestori mi dicevano che ancora non c’era troppo l’idea del Coworking, ho potuto riscontrare come si sta facendo cultura. Del lavoro, ma anche della relazione.
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Ad esempio: organizzano degli speed-date professionali che vanno talmente bene che a Milano alcune persone di Rete al Femminile, mi hanno chiesto di poterli contattare per imparare ad organizzarli.
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Novara insegna… a Milano.
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Ci sono differenze, dunque, che hanno a che fare con il tempo e la voglia di sperimentare, ma posso dire una cosa che invece accomuna tutti: le persone della Rete Cowo® sono tutte aperte alla relazione, tutte con quella marcia in più e quella voglia di ascoltare e mettersi in gioco.
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Io dico sempre che nella vita la grande differenza è tra chi ha compiuto quel mezzo metro e ha fatto il salto, vedendo cosa c’era al di là della staccionata, e chi è rimasto al di qua.
Chi vorrebbe cambiare, ma non lo fa per paura.
E forse non lo farà mai.
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Ecco, nei Coworking di Rete Cowo® che ho visitato, tutti hanno fatto il salto.
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Cowo® –  Dal punto di vista di chi gli spazi li utilizza per lavorare, a tuo parere può esserci un “modo migliore” di fare Coworking, o è tutto funzione dei fattori specifici locali?
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In altre parole, consiglieresti delle “best practice” a prescindere?
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Cristina Maccarrone – Secondo me sì, c’è un “modo migliore”.
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Il Coworking è essenzialmente per il freelance, tranne nei casi in cui sia un’azienda a mandare uno o più dipendenti in un Coworking, anziché affittare un ufficio da qualche parte.
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Ma anche in quel caso il dipendente è in un certo senso “free”: può decidere quale scrivania avere, fare pause quando lo ritiene e intessere relazioni che non sono per forza legate al suo lavoro..
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Pertanto, il modo migliore di portare avanti un Coworking, secondo me, è “mettersi in ascolto” del freelance.
Un Coworking deve poi avere scrivanie o postazioni che siano “agili”, sedie comode e tante prese elettriche a disposizione. Nonché – se possibile – aree relax, librerie e un posto dove mangiare tutti insieme: è a pranzo che nascono tante relazioni.
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Chi, come me, scrive ha poi bisogno di spazi ispiranti.
Allo stesso modo, può essere utile una sala riunioni (piccola o grande non importa) o un luogo appartato dove fare quella telefonata più delicata e personale, dove si gradisce un po’ di privacy, magari un caso di recupero crediti o la call con un cliente particolarmente importante.
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Oltre a rastrelliere per biciclette, un forno per scaldare le vivande, un frigo e… una cosa tra tutte: orari flessibili!
O magari la possibilità di avere le chiavi: non è detto che tutti finiscano il lavoro alle 19.
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In sintesi: un freelance in un Coworking si deve sentire a casa.
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E per sentirsi a casa, in tutti i modi si devono attivare relazioni.
Il lavoro stesso è relazione. È vero che spesso i rapporti nascono in modo spontaneo, ma se gli spazi sono chiusi, stretti o bui, o privi di aree comuni, i rapporti non vengono favoriti.
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Se poi il Cowo® Manager non c’è mai o gestisce tutto a distanza, può essere un altro fattore sfavorevole alla coesione: la presenza, la vitalità, sono cose fondamentali. Oltre all’amore per il Coworking che ho visto in un sacco di posti.
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E se si riesce, anche creare degli eventi di formazione o altro, più o meno strutturati… bingo!
Vanno benissimo anche gli appuntamenti più informali: aperitivi, pranzi di presentazione, pizze ecc… sono i momenti che fanno la cifra di un Coworking.
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Cowo® –  La città, il territorio, l’ambiente circostante: influiscono sullo spazio Coworking? Se sì, in che termini?
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Cristina Maccarrone –
Sì ma fino a un certo punto.

Spesso, quando viaggio lontano da Milano – dove ho la mia base, lavorativa e personale –   mi sento dire:
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“A Milano è più facile: lì c’è più cultura del Coworking”.
In parte è vero: a Milano è normale avere l’ufficio in un Coworking, ci sono persino avvocati che lavorano così e preferiscono stare con professionisti di settori diversi dal proprio anziché dividere l’ufficio con colleghi.
C’è gente che lavora nei bar, in piazza, sulle panchine… è frequente vedere freelance e professionisti aprire il PC e lavorare praticamente ovunque.
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Però posso dire che la stessa energia l’ho vista a Urbino, l’ho vista a Vado Ligure, l’ho vista a Bologna, a Lugano, a Sovico… un piccolo centro – per dire – che conosce solo chi conosce la Brianza.
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La città e l’ambiente aiutano, ma fino a un certo punto.
La vera differenza – per fortuna – la fanno le persone: quanto si attivano, quanto si sentono coinvolti e quanto sono disposte a darsi da fare per andare più avanti.
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Quanta visione del futuro hanno e quanto riescono a legarsi loro stessi al territorio.
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Sovico, per tornare su uno dei Cowo® che mi ha colpito di più, propone cose molto belle: il bookcrossing davanti alla porta, che fa sì che molti conoscano lo spazio dopo aver scelto un libro; il caffè di metà mattinata con gli anziani del paese; il progetto di inclusione sociale per persone con disabilità; l’incontro pubblico di presentazione dei professionisti
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Credo che un Coworking possa dare tantissimo a un territorio, anzi andrebbe incoraggiato in ogni modo.
Perché? Perché lo apre al mondo, gli dà la possibilità di imparare cose nuove e di non sentirsi da meno di una metropoli quale può essere Milano o Roma.
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Cristina Maccarrone è tra i relatori del CowoShare6  “COWORKING E FORMAZIONE” che si terrà a Milano il 19 gennaio 2019.
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L’evento è gratuito ma è indispensabile la registrazione per poter ricevere il biglietto di ingresso, che verrà richiesto al check-in dell’evento.
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Incontro Nazionale CowoShare Milano 2019 al Coworking Bicocca Village

Coworking e apprendimento: tre domande e tre risposte con Davide Proverbio e Stefano Dell’Orto, formatori e Cowo® Manager.

Stefano Dell'Orto Coworking LuganoDavide Proverbio Coworking Lugano

Il team di Davide e Stefano è ben conosciuto nell’ambito di Rete Cowo…

Non solo per la loro iniziativa di Coworking a Lugano Nord, pionieri in Canton Ticino dell’approccio collaborativo e condiviso al lavoro.

Non solo per lo stimolante progetto del Coworking alla Fabbrica del Cioccolato (suona interessante, vero? Lo è!).

No: c’è dell’altro.

Molti tra noi li conoscono e li apprezzano per un’attività straordinariamente interessante che hanno svolto il settembre scorso nella sede di Rete Cowo® a Milano: il workshop Lego® Serious Play per il Coworking. 

Interessantissimo e anche divertentissimo!

Il loro approccio alla formazione – sono infatti business coach professionisti, con clienti in Italia e Svizzera – è proprio così: aperto e stimolante.

Sarà senz’altro avvincente ascoltare il loro intervento al CowoShare6, SABATO 19 gennaio 2019 a Milano:

  • INSEGNARE A IMPARARE:  LA FORMAZIONE IN SPIRITO COWORKING, DENTRO E FUORI GLI SPAZI COWO®

Per ora, accontentiamoci di intervistarli, e grazie per la gentile disponibilità :-)

Cowo® – Voi siete formatori di professione, e avete aperto un Coworking. Lo fate per insegnare o per imparare?
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Davide e Stefano – Entrambe le cose, anche se a nostro avviso il concetto di insegnamento ci si addice poco.

Preferiamo il concetto di facilitatori, ovvero di persone che agevolano i processi di cambiamento.

Vale soprattutto in un’epoca come la nostra dove le informazioni sono largamente disponibili su tutte le piattaforme, social e non.

E’ più importante aiutare le persone a sviluppare la consapevolezza di comprendere quali contenuti sono necessari per il proprio sviluppo personale e lasciar loro la libertà di scegliere dove e come recuperarle.

Per quanto riguarda l’imparare per noi vale l’aforisma di Henry Ford:

“Chiunque smetta di imparare è vecchio, che abbia 20 o 80 anni. Chiunque continua ad imparare resta giovane. La più grande cosa nella vita è mantenere la propria mente giovane.”

Per questo riteniamo che ogni occasione sia quella buona per imparare qualcosa di nuovo, da chiunque.

A maggior ragione se si ha a disposizione un Coworking dove accedono persone di varie estrazioni professionali.

Cowo® – Sappiamo tutti come un buon Coworking aiuti a imparare qualcosa ogni giorno, in modi spesso informali.

Questo approccio può essere teorizzato, spiegato, insegnato?

Davide e Stefano – Esiste una componente innata in ognuno di noi riguardo all’apprendimento.

Sicuramente, in un processo di apprendimento informale e relazionale come succede in un Coworking, è facilitata la persona che possiede queste 3 attitudini:

  • la capacità di creare relazioni
  • la capacità di mettersi in discussione
  • la curiosità

Chi si approccia agli altri con ascolto, curiosità e umiltà sicuramente può trarre, ogni giorno, enormi vantaggi dalle esperienze e dalle competenze delle altre persone, a maggior ragione in un Coworking.

Viceversa, imparare diventa più complesso se ci si deve confrontare con l’incapacità a socializzare o una certa attitudine a giudicare idee e punti di vista differenti dai propri.

Le tecniche per relazionarsi meglio, per sconfiggere i propri pregiudizi e apprezzare le diversità esistono, ma è sempre e solo l’essere umano che deve trovare in sé la forza e le motivazioni a cambiare.

Cowo® – Lego® Serious Play® e Coworking: cosa abbiamo imparato dell’esperienza fatta con i Cowo® Manager? Il futuro del Coworking è fatto di Lego?Lego Serious Play Coworking 13

Davide e Stefano – I mattoncini Lego e la metodologia Lego® Serious Play® rappresentano al meglio il modo di lavorare e di vivere un Coworking.

Permettono di collaborare ad un progetto condividendo le idee di tutti, senza pregiudizi o preconcetti.

Ogni Cowo® Manager che ha partecipato al workshop Lego® Serious Play®  ha contribuito con il proprio punto di vista alla creazione di una Vision della Rete Cowo® attraverso la condivisione delle sfide più importanti dei prossimi anni e i servizi essenziali che ci si aspetta dal Coworking del futuro.

Non si può dire se il Cowo® del futuro sarà fatto di Lego ma sicuramente tramite i mattoncini è stato possibile dare forma ad un’idea di Cowo® molto futuribile.

Davide Proverbio e Stefano Dell’Orto saranno relatori del CowoShare6  “COWORKING E FORMAZIONE” che si terrà a Milano il 19 gennaio 2019.
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L’evento è gratuito ma è indispensabile la registrazione per poter ricevere il biglietto di ingresso, richiesto al check-in dell’evento.
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Incontro Nazionale CowoShare Milano 2019 al Coworking Bicocca Village

Coworking in Azienda: tre domande e tre risposte con Gianni Barbon, Cowo® Manager, divulgatore, formatore.

Gianni Barbon Coworking Pordenone

Gianni fa parte di Rete Cowo®, con la sua bellissima community di Cordenons (Pordenone), dal dicembre 2010.

Quasi 10 anni di attività su un territorio lontano dai grandi centri urbani, ma non per questo meno prolifico di innovazione, a molti livelli. 

Più volte, nel corso di questo periodo, Gianni ha accettato di condividere con tutta la Rete, in occasione dei nostri incontri nazionali, i progetti che lui – insieme ai suoi coworker – ha svolto e continua a portare avanti sul territorio del nord-est, e non solo.coworking pordenone cordenons

Mai un suo speech è stato meno che incantevole, perché eccellenti sono le sue capacità, i suoi progetti e la sua carica umana. 

Negli ultimi anni, parte del suo lavoro è stato portare le logiche di apertura mentale e benessere organizzativo tipiche del Coworking anche nelle Aziende.

A questo link, ad esempio, si può vedere il suo intervento sul tema, al CowoCamp 2014.

Proprio di questo _ Insegnare il Coworking alle Aziende – ci parlerà il 19 gennaio 2019 al CowoShare6, nell’ambito di un intervento dal titolo curiosamente ammiccante:

  • INSEGNARE IL COWORKING ALLE AZIENDE.
    PERCHÉ IL LAVORO È CAMBIATO, IL MONDO È CAMBIATO E ANCHE IO STAMATTINA NON SONO QUELLO DI IERI SERA.

In attesa di ascoltarlo, lo abbiamo intervistato.

Tre domande secche, tre risposte imperdibili (ma non c’era nessun dubbio). Grazie Gianni! 

Cowo® – Coworking e Aziende: quando questi due concetti si sono avvicinati? Cosa li ha fatti avvicinare? E’ un incontro o uno scontro?
 
Gianni Barbon – Coworking in azienda significa prima di tutto condivisione delle informazioni, contaminazione fra reparti e luoghi rigenerati in cui dare abiti diversi alle persone, privilegiare le attitudini e ampliare le competenze.
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È proprio così!
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In particolare, per la mia esperienza, nelle aziende che vogliono, o devono, modificare il loro modello di business, o hanno un passaggio generazionale in atto e ancora di più per quelle che intraprendono una strada di crescita partendo dalle risorse umane.
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È un modo di interpretare il Coworking nella sua essenza, lo dicevi bene tu Max quando hai iniziato a divulgare questa nuova cultura: è un luogo fatto di persone che agiscono e si intrecciano proprio come in una città.
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La parte più visibile dell’applicazione del Coworking in azienda è nel modo di gestire, attraverso la creazione di nuovi luoghi di incontro, le relazioni che prescindono dal modello gerarchico e si avvicinano molto di più al concetto di rete neuronale.
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Meno visibile, ma di significato, ricominciare a parlare la lingua dell’altro; l’ascolto attivo e l’empatia sono dietro l’angolo e se attivate nel giusto modo permettono alle persone di confrontarsi sottraendosi dal giudizio e dal “si è sempre fatto così”.
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Per me fonte di entusiasmo per la costante scoperta dei talenti celati che le persone mettono a disposizione dell’organizzazione se accompagnate a vivere il Coworking dentro la “fabbrichetta”.
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2.
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Cosa c’entra la condivisione degli spazi con il benessere organizzativo?

Gianni Barbon – Rispondo sia a questa sia alla prossima domanda, al punto successivo :-)

3.
 
Un piccolo Coworking può insegnare qualcosa a una grande azienda?
 

Gianni Barbon – Un’azienda molto produttiva non è necessariamente felice, ma un’azienda collaborativa lo è sicuramente.

Il benessere organizzativo nasce dallo sviluppo all’interno dell’azienda di approcci, dinamiche e conoscenze condivise.

È una forma di intelligenza collettiva, distribuita ovunque, continuamente valorizzata, coordinata in tempo reale, che porta ad una mobilitazione effettiva delle competenze.

Questo sapere distribuito determina un vero e proprio processo di emancipazione, poiché pone ogni persona al servizio della comunità, da una parte permettendole di esprimersi continuamente e liberamente, dall’altra dandole la possibilità di fare appello alle risorse intellettuali e all’insieme delle qualità umane della comunità stessa.

In questo modo le persone possono lavorare sui problemi importanti e sulle opportunità, in maniera collettiva, in modo dinamico e intelligente, anticipando le occasioni, sfruttando la percezione collettiva, la memoria e l’intuizione.

Il team, o la comunità stessa, non è solo un gruppo di lavoro, è un gruppo di amici, una famiglia, con cui condividere anche esperienze ed emozioni extra lavorative.

Può essere un supporto per il singolo nei momenti di difficoltà e divenire un gruppo di mutuo aiuto.

Tutto questo è liquido, non controllabile, si muove non solo all’interno ma anche all’esterno dell’azienda, verso altri team extra-aziendali, aziende o liberi professionisti, cioè i clienti veri e propri, allargando così alla propria rete collaborativa il modello di condivisione empatica. 

Il benessere organizzativo favorisce la creazione di insiemi di strategie, processi, comportamenti e piattaforme digitali che consentono a gruppi di persone all’interno dell’azienda di connettersi, interagire, condividere informazioni e lavorare ad un comune obiettivo di business.

Aumenta l’intensità della connessione e la partecipazione individuale con il brand o la stessa organizzazione.

Questa connessione emotiva porta all’azione, magari sotto forma di condivisione.

Il benessere organizzativo aumenta la volontà di andare oltre il mero atto utilitaristico di scambiare, per investire qualcosa nel rapporto umano sostenuto da valori comuni e condivisi.

Una community che lavora sullo sviluppo del benessere organizzativo sostiene il cliente attraverso competenze specialistiche calate sulle singole richieste: il team acquisisce la capacità di preparare e supportare il cliente ad agire in un ambiente con un alto tasso di volatilità, incertezza, complessità e ambiguità.

Proprio come in un piccolo Coworking.
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Gianni Barbon è uno dei sei relatori del CowoShare6  “COWORKING E FORMAZIONE” che si terrà a Milano il 19 gennaio 2019.
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L’evento è gratuito ma è indispensabile la registrazione per poter ricevere il biglietto di ingresso, che verrà richiesto al check-in dell’evento.
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Incontro Nazionale CowoShare Milano 2019 al Coworking Bicocca Village

Evento CowoShare 19/1/2019: il programma è ottimo, la location di più. Grazie Cowo Milano Bicocca Village!

Cowo Space - Milan Bicocca VillageIncontro Nazionale CowoShare Milano 2019 al Coworking Bicocca VillageQuando ci ritroveremo a parlare di COWORKING E FORMAZIONE, il 19 gennaio 2019, per il 6° CowoShare Nazionale di Rete Cowo®, lo faremo in un ambiente che è una vera festa per gli occhi.

Interni Spazio Coworking Milano Bicocca in viale Sarca 336

Spazi grandi, ariosità, ambienti dove subito ti senti a tuo agio, vuoi per il calore del legno che riveste tutti i pavimenti, vuoi per la piacevolezza degli arredi…

In questi spazi, il nostro incontro non potrà che riuscire perfettamente! :-)

Interiors Coworking Space in Milan - Viale Sarca Bicocca Billage

Grazie alla disponibilità di Cowo® Milano Viale Sarca Bicocca Village, infatti, svolgeremo il nostro CowoShare con grande agio.

Tutto l’agio di una location da 550 metri quadrati, su più livelli (di cui l’ultimo un magnifico terrazzo!), all’interno del quale potremo raggrupparci sulle gradinate dell’area conferenze.

Area eventi al Coworking di viale Sarca 336 a Milano

Sarà in questi ambienti che ascolteremo e dialogheremo con Cristina Maccarrone (Giornalista e co-founder Freelance Network), Gianni Barbon (Cowo® Manager Mod-o Cordenons Pordenone), Antonino Zinnanti (Vicesindaco e Cowo® Manager G55 Partanna Trapani), Davide Proverbio e Stefano Dell’Orto (Partner Prowork International Swiss e Cowo® Manager Lugano Nord),  Enrico Marchetto (Social Media Strategist, Presidente Trieste Città Digitale, Docente Università di Udine) e Massimo Carraro (Co-founder Rete Cowo® Coworking Network).

(Vedi qui il programma completo, con gli speech e gli orari).

Spazio Coworking a Milano Bicocca in viale Sarca 336

È davvero un privilegio poter svolgere il nostro incontro nazionale in un ambiente così accogliente e così curato, sede di una  Design Company di livello internazionale.

Anche il quartiere è di grande interesse, caratterizzato com’è da archeologia industriale riqualificata, al confine tra Milano e la ex “Stalingrado d’Italia” Sesto San Giovanni.

 

Viale Sarca 336 - Coworking Cowo

L’appuntamento per chi parteciperà al CowoShare è alle 9:15 di sabato 19 gennaio 2019.

Le indicazioni per arrivare:

INDIRIZZO: 

  • Design International – Viale Sarca 336/F – Edificio 16 – Scala E – Terzo Piano

IN AUTO:

  • Parcheggiare su via Bignami o sull’interno di viale Sarca 336, l’edificio 16 è a pochi passi di distazna

CON LA METROPOLITANA:

  • Raggiungere la zona con la linea lilla M5, fermata “Bignami”, uscire dalla stazione delle metropolitana  lato “CTO – Viale Fulvio Testi”, imboccare via Bignami, percorrerla tutta, attraversare il semaforo e proseguire dritto per circa 300 metri; quando si vede una svolta a destra, in corrispondenza dei segnali EDIFICIO SEDICI, imboccarla e raggiungere l’ingresso dell’EDIFICIO SEDICI, poco avanti sulla sinistra.

CITOFONO:

  • Design International

SCALA:

  • E – Primo ingresso a destra, subito dopo la portineria

PIANO:

  • Terzo

Importante: l’accesso all’evento è libero e gratuito, ma è indispensabile registrarsi (link qui sotto) e portare all’evento il biglietto di ingresso, che verra richiesto al check-in.

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LINK PER LA REGISTRAZIONE:

PROGRAMMA E INFORMAZIONI:

CONTATTI:

Appuntamento al CowoShare Milano del 19 gennaio!

Evento CowoShare Milano 2019 al Coworking Bicocca Villagecoworking viale sarca 336F cowoCowoShare Milano 2019 al Coworking Bicocca VillageSale meeting al Coworking Milano Viale Sarca Bicocca VillageWelcome desk at Coworking Milano Bicocca Viale Sarca

Benvenuti in Cowo®, la Rete dei Coworking Indipendenti.