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The Hub nel mondo: come creare valore in 5 continenti in soli 8 anni. La presentazione al CowoCamp13.

Il network The Hub – nato a Londra nel 2005 ed arrivato a Milano nel 2009 – è uno dei grandi modelli culturali ed economici nel mondo dell’economia collaborativa e dell’innovazione sociale, ambito in cui sono attivi tutti i 6.000 hubber del mondo.

E’ stato un piacere condividere queste slides con Marco Nannini, al CowoCamp13 del 29 giugno scorso: un intervento che ci ha fatto sentire parte di uno scenario internazionale, di grande respiro. Grazie!


Ma il coworking crea valore? Guardiamoci in faccia e parliamone. CowoCamp 2013: Milano, 29 giugno.

CowoCamp13 Barcamp Coworking Milano 2013

E’ da 5 anni che esiste il progetto Cowo.

E’ da 4 anni che facciamo, ogni anno, il BarCamp sul Coworking. E ogni anno cerchiamo insieme, come in un coworking, la risposta a una domanda.

Se nel 2010 ci chiedevamo “Di cosa parliamo quando parliamo di Coworking?”, se nel 2011 ci interrogavamo su “A che punto è il coworking”, se l’anno scorso l’oggetto della nostra domanda era “L’aspetto economico del Coworking”, è giunto il momento di porci la questione più importante di tutte: il valore.

Il Coworking Crea Valore?

Ecco il tema del 4° BarCamp Nazionale sul Coworking, che si terrà a Milano il 29/6/2013.

Ritornando col pensiero alle edizioni passate dei CowoCamp e a questi anni di attività, l’evoluzione  del coworking in Italia fa impressione.

Coworking Camp Milano Cowo Combo Firenze

Mentre nel 2008-2009 l’unico, timido, attore sul panorama italiano era Cowo, già nel 2010 vediamo l’apertura della prima sede The Hub in Italia, Hub Milano – e proprio i soci fondatori Alberto Masetti-Zannini, Nicolò Borghi e Federica Scaringella vennero a raccontarci al primo CowoCamp questa straordinaria visione internazionale – presente ora in 38 paesi del mondo – con il bell’intervento “Come costruire un Hub”.

Nel corso del 2010 e del 2011, mentre la rete Cowo si consolidava pian piano in varie regioni italiane, facevano la loro comparsa i centri Toolbox a Torino, grande negli spazi e nelle giuste ambizioni; Lab121 ad Alessandria, dalla visione fortemente lanciata nelle relazioni professionali oltre lo spazio fisico; Multiverso a Firenze, attivo nel proporre forme di partnership professionali innovative e modelli di business condiviso.

L’ecosistema si stava popolando di presenze, varie, diverse tra loro, tutte interessantissime.

Il fondatore della rete Cowo Massimo Carraro

Ma è stato il 2012 l’anno del boom.

L’anno in cui al CowoCamp si parlava dell’aspetto economico del coworking – e Cowo determinava in 400.000 euro l’economia creata della rete Cowo – è stato anche l’anno che ha visto nascere iniziative di coworking strutturate, al centro di investimenti economici talvolta consistenti.

Attenzione!
Il coworking diventa business? E se sì, come? La capacità di produrre risorse pagherà un prezzo ai valori di relazione, a favore di una visione meramente speculativa, o i modelli in campo riusciranno ad articolare una nuova sintesi, in grado di valorizzare gli investimenti… senza sacrifici umani al dio profittoper citare una presentazione Cowo?

Si vedrà.
Certo è che la vitalità dell’ecosistema coworking ci riempie di entusiasmo.

Osserviamo quindi partecipi le evoluzioni di PianoC, di cui non elogeremo mai abbastanza il contributo di sostenibilità per le donne e di conseguenza per le famiglie; di Talent Garden, lanciato a mille dapprima a Brescia, con la community originaria, per poi svilupparsi in altre città italiane e presto anche all’estero; di Avanzi, la realtà milanese attiva nella consulenza e promotrice di situazioni di coworking propedeutiche alla ricerca su innovazione e sostenibilità.

Coworking Camp Comune di MilanoE se la fine del 2012 ha visto il fondatore di Cowo, Massimo Carraro, tra le 10 persone convocate da Camera
di Commercio Milano e Comune di Milano per la stesura di una “Carta per Milano delle StartUp”, il 2013 è cominciato con la notizia-bomba degli incentivi economici al coworking a Milano:  300.000 euro stanziati da Comune e Camera di Commercio in forma di voucher per coworker, da spendere negli spazi di coworking accreditati, grazie all’ottimo lavoro svolto dal team di Renato Galliano, responsabile innovazione Comune di Milano con la Camera di Commercio.

Proprio perché sta succedendo molto, a noi pare il momento giusto per chiederci: che valore ha, tutto questo?

Siamo in grado di creare valore,
con i nostri spazi, le nostre community, le nostre attività?
E se sì, quale?

Come ogni anno – ma se è per questo potremmo dire come ogni giorno – saranno le persone a insegnarci il valore del coworking.

Per il 29/6 molti hanno già prenotato un intervento, e racconteranno il loro valore nel coworking.

Vi aspettiamo, sia che vogliate parlare, sia per partecipare da spettatori attivi – ricordate: almeno una domanda, come si fa nei BarCamp :-)

Per chi desidera fare un intervento:

Per i giornalisti:

Per chi non potrà essere presente con noi a Milano, è previsto un live tweet della giornata, seguendo su Twitter l’hashtag #CowoCamp13.

Un doveroso grosso grazie agli amici del Camplus Living di via Caduti di Marcinelle 2, meravigliosa struttura ricettiva che – oltre ad essere convenzionata con Cowo in tutta Italia per alloggiare in hotel i coworker Cowo – ospita i lavori del CowoCamp gratuitamente, per il secondo anno.

Coworking, FabLab, Ecosistema. A Firenze, Combo Open Project apre alla grande il 2013 di Cowo!

Coworking Cowo Firenze/Combo: Mattia SulliniChi conosce Cowo quasi certamente conosce Mattia Sullini: sempre presente ai CowoCamp, sempre pronto a saltare su un aereo per le Coworking Conferences Europee, sempre bravo a portare Firenze ovunque nel mondo si parli di coworking e viceversa, come quando ha creato e gestito il primo coworking temporaneo di Cowo alla Mostra Internazionale dell’Artigianato di Firenze.

Mattia è una delle persone che più credono nella rete Cowo, e apre il 2013 con una chiave importante: quella del nuovo spazio Combo Open Project,  in via dei Serragli 69/r.

Combo apre ufficialmente in questi giorni, ma è già al centro di una bella community, non solo perché nasce da quasi tre anni di lavoro, ma anche perché il nuovo progetto ha dato un forte stimolo a rinnovare i legami con gli attori della sostenibilità presenti a Firenze. 

Primi risultati: la mappa cittadina delle realtà collaborative di Firenze, l’insediamento della sede del FabLab Firenze, di cui Mattia è presidente, e – poteva mancare? – una bella festa.

Combo Firenze

Cowo – Mattia, nel 2012 il tuo coworking a Firenze ha cambiato pelle: ci vuoi raccontare in breve questo cambiamento?

Mattia Sullini – Se avesse solo cambiato pelle potrei essere davvero conciso, ma è cambiato molto di più. Il mix coworking + galleria, che ha retto per tre anni il progetto 22A|22, alla fine stava diventando incompatibile. In più, i coworker si sono coesi in un gruppo che ha dato vita a un studio associato. Da queste premesse ha preso forma un progetto nuovo. L’approccio di Combo è differente e forse un po’ temerario: innanzitutto nessuno avrà la propria postazione, che prenoterà solo quando gli servirà. 100% hotdesks. Di più: nemmeno le postazioni fisiche saranno stabili perchè lo spazio è riconfigurabile a seconda delle necessità. Stavolta il centro della scena non è occupato dai desk, ma dai contenuti.

Cowo – Non solo il tuo coworking è cambiato a Firenze. Da quando sei entrato nella rete Cowo, ormai quasi 3 anni fa, la scena cittadina è cambiata. Si può dire che è nato un ecosistema del coworking? 

M: S. – Suona un po’ ridicolo per un 35enne, ma in effetti sono il nonno dei coworking fiorentini, senza dimenticare le esperienze di Florentin Hortopan e Simone Speciale, entrambi della rete Cowo.

In città ha aperto Multiverso, recentemente è nato Co+Lab, e anche nel resto della regione sono in cantiere diverse interessanti esperienze, prima tra tutte quella di TheHub Firenze. Quindi sì, a Firenze si sta formando un ecosistema di spazi collaborativi. Il bello è che non siamo semplicemente una lista, ma abbiamo relazioni e collaborazioni sempre più strette, e stanno partendo iniziative comuni.

Ognuno ha caratteristiche specifiche e identità proprie: riconoscerle ci sta permettendo di collaborare, e nella collaborazione sentiamo un’opportunità per tutti.

Su questa strada, spero che Combo possa offrire un servizio anche agli altri coworking. Ad esempio, le postazioni potranno essere usate a condizioni vantaggiose per gli appartenenti alle community dei coworking cittadini.

Cowo – Molti spazi significano maggiori o minori opportunità?

Combo Firenze LogoM. S. – Molti spazi significano sicuramente maggiori opportunità. Di contaminazione, di visibilità, di risultati.

La stessa esperienza di Cowo lo dimostra: la convenzione Cowo WiFi con SimpleSpot, il format del coworking temporaneo CowoFlash, la piattaforma e-commerce CowoPass, il prossimo tour di Hosting Sostenibile nei Cowo italiani sono tutti progetti resi possibili dall’esistenza di un network.

Immagino che se qualcuno di vede un posto dove la gente lavora assieme può pensare a un’anomalia, ma se ne vede 100, allora magari capisce che sta succedendo qualcosa. Ecco, queste sono le opportunità che solo un ecosistema può creare.

Cowo – Tornando a te: sappiamo che il nome Combo racchiude una visione: la vuoi raccontare?

M.S. – Combo vuol dire combinazione, ma la combinazione prevede che preesistano unità funzionali autonome. Queste unità possono associarsi, scindersi, ricombinarsi diversamente e per farlo hanno bisogno di spazi flessibili, duttili, permeabili.

Il progetto Combo cercherà di essere proprio questo, luogo di incontro e di interazioni per realtà indipendenti ed autonome per le il coworking non sarà un contenitore stagno, bensì un luogo protetto dalle dinamiche relazionali usuali e al contempo permeabile per chi sta cercando di sperimentare un modo diverso di lavorare e interagire.

E – speriamo – di moltiplicarsi: immagino una rete di piccoli spazi, dotati ciascuno di qualcosa di unico (un temporary store? un laboratorio? un bar?), dove le persone possano spostarsi liberamente, grazie a un sistema di crediti unificato.

Cowo – Infine, spiegaci perché una community non è necessariamente proporzionale ai metri quadrati del coworking…

M. S. – Se posso rispondere con un tormentone tipico del coworking: mai notato come le community sono fatte di persone, progetti, credibilità e non di metri quadri? :-D


Combo: Cowo a Firenze!