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Perché Coworking = Imparare. Tre domande e tre risposte con Massimo Carraro, Cowo® founder.

Massimo Carraro Rete Cowo Coworking Network

Massimo Carraro – oppure Max, come lo chiamano tutti – è il papà di Rete Cowo®.

Da quando ha pensato di condividere con altri professionisti gli spazi di Monkey Business, la sua agenzia di Comunicazione, non si è più fermato. Era il 2008.

Il progetto Cowo®, nato in quei giorni, si è sviluppato in una realtà nota e rilevante, e coinvolge oggi oltre 100 Coworking Communities e relativi spazi, in tutta Italia. 

Chi si occupa di spazi professionali condivisi lo ha incontrato almeno una volta, magari nei CowoCamp che organizzava già nel 2010, primissime occasioni di formazione in abito Coworking, oppure negli innumerevoli incontri pubblici in cui porta la voce del Network.

Dal 2016 ha lasciato ogni altro impegno professionale per occuparsi esclusivamente di Coworking.

Lo si può incontrare al lavoro sul suo desk, nell’open space del Cowo® Milano Lambrate… sempre che non sia in giro per l’Italia a visitare qualche spazio della Rete, a fare formazione, portare aggiornamenti, creare  incontri, lavorare con le amministrazioni locali, sviluppare iniziative. 

Il 19 gennaio a Milano ci parlerà di:

• IMPARARE A VIVERE CON IL COWORKING, OVVERO: COME HO IMPARATO A NON PREOCCUPARMI E AD AMARE LA BOMBA

Qualche domanda in attesa di sentirlo di persona all’evento. 

Cowo® – Max, perché il CowoShare6 punta tutto sulla formazione?

Massimo Carraro  – Per vari motivi.

Intanto, come ad ogni CowoShare, è fondamentale per noi di Cowo® mettere a fuoco un tema che abbia queste 2 caratteristiche:

1 – Sia di interesse per la Coworking Community nazionale

2 – Possa essere sviscerato attraverso testimonianze ed esperienze presenti all’interno del Network

Solo così si verificano le condizioni – a mio parere virtuose – per un vero apprendimento, peer to peer come dicono gli anglosassioni.

Uno scambio reciproco tra chi fa Coworking ogni giorno, facendo incontrare chi fa Coworking in Sicilia con chi lo fa in Canton Ticino, su un terreno tematico comune.

Questo vale sempre, per tutti i CowoShare, e quest’anno siamo al sesto incontro.

Riguardo la scelta della Formazione, ci è sembrato un aspetto sempre importante, su tutta la linea della “esperienza Coworking”, sia essa dal punto di vista dell’utilizzatore o da quella di chi offre gli spazi.

Tutti i soggetti che accettano di coinvolgersi in un Coworking si aprono a un processo di apprendimento.

Non per niente, nel Coworking, in tutto il mondo gira da sempre la frase

Working alone sucks

Lavorare da soli fa schifo… per tanti motivi, tra cui la mancanza di stimoli, la chiusura in sé,  l’alienazione che deriva dall’isolamento.

Ci pareva importante stressare l’aspetto di apprendimento che c’è sotto tutto questo.

Imparare a non stare da soli, a investire energia nelle relazioni, non solo nei task professionali.

E – last but not least – abbiamo nella Rete esperienze meravigliose, che meritano di essere conosciute da tutto l’ecosistema Coworking italiano.

Quindi eccoci qua, con il CowoShare6 dedicato a COWORKING E FORMAZIONE :-)

Cowo® – In che modo i Coworking possono essere luoghi di apprendimento, di crescita?

Massimo Carraro  – Il Coworking è un antidoto alla solitudine lavorativa.

Questo ci hanno sempre insegnato gli americani (inventori di questo approccio lavorativo), e questo ho personalmente riscontrato dal primo giorno in cui ho iniziato io, a Lambrate, il 1° aprile del 2008.

(Per inciso, la solitudine non riguarda solo chi utilizza gli spazi, ma anche chi li propone, aspetto sempre poco considerato, ma molto presente negli ecosistemi lavorativi).

Stare soli, lavorare da soli significa molte cose brutte, ma la più brutta è forse proprio questa: non impari niente.

Viceversa, vivere il proprio lavoro a contatto con altri professionisti di valore (e il fatto che siano in un Coworking di certo li qualifica come tali) permette di aprire canali di relazione, momenti di contatto, occasioni di dialogo che si traducono in un concetto molto semplice: impari cose.

Aggiungo che si tratta di un processo spontaneo, che coinvolge tutti, in uno scambio che può essere formale (eventi strutturati) o informale (interazioni minime, solo apparentemente banali).

Uno scambio che premia tutti.

Cowo® – Cosa significa il titolo del tuo intervento: imparare a vivere con il Coworking: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba?

Massimo Carraro  – Il Coworking è una bomba: ha rivoluzionato la mia vita, è diventato il mio lavoro, ha influenzato pesantemente il mio modo di pensare.

Tutto questo, anche se entusiasmante, ha una forza potente, destabilizza. Non è sempre stato facile per me, mi ha messo davanti a problematiche che non avevo mai affrontato, è stata (ed è tuttora) una sfida pazzesca.

Per dirla con un esempio: andare nel tuo ufficio e non sapere chi ci trovi da un lato è bellissimo, affascinante, dall’altro può anche crearti dei problemi.

Progressivamente, sempre aiutato dalla mia partner Laura e in un costante rapporto di correttezza e stima con la mia Community, sono riuscito ad amare questa bomba,  la cui potenza, a tratti, mi ha fatto anche paura.

Non dimentichiamo che una bomba nella bomba anche la mia creatura, Rete Cowo®, che per molti anni è stata sinonimo di Coworking in Italia, e tutt’oggi – con i suoi oltre 100 affiliati – ne rappresenta una parte consistente.

Al di là dei numeri, la forza esplosiva di Cowo® è nella proposta – secondo me estremamente rivoluzionaria – di poter fare un Coworking ovunque ci sia un ufficio e qualcuno con la mentalità aperta.

E infatti, succede, succede sempre di più, in luoghi di ogni tipo: non solo grandi città, ma piccoli centri, cittadine, borghi isolati. Nascono nuovi spazi Cowo® ovunque, si creano nuove Coworking community, e il Network si arricchiesce sempre più di energie, visioni, progetti.

In tutto questo, non solo si creano opportunità di guadagno e di networking, ma si facilita un cambiamento nella testa delle persone.

Sono parecchi i professionisti, i piccoli imprenditori, i consulenti di mia conoscenza che con il Coworking hanno iniziato un nuovo modo di pensare il proprio lavoro…

E non mi riferisco solo alle occasioni di collaborazione – ovviamente importanti – ma l’assunzione di un punto di vista nuovo. In alcuni casi, c’è chi ha cambiato lavoro, dopo che il Coworking aveva acceso i razzi dell’immaginazione, innestando un processo di cambiamento.

Per finire: il Coworking è una bomba che non si può non amare, se ti piace evolvere, crescere.

Io in questi ultimi 10 anni, ho imparato tantissimo, e tuttora non passa giorno che questo approccio al lavoro non mi faccia fare qualche passo avanti.

Relazioni, competenze, skill, pratiche, strategie, incontri… seguire il Network Cowo® è una missione che mi impegna a fondo, ma non manca mai di stimolarmi.

Massimo Carraro sarà relatore del CowoShare6  “COWORKING E FORMAZIONE” che si terrà a Milano il 19 gennaio 2019.
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L’evento è gratuito ma è indispensabile la registrazione per poter ricevere il biglietto di ingresso, richiesto al check-in dell’evento.
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VIDEO E DOCUMENTO DI PRESENTAZIONE:

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Incontro Nazionale CowoShare Milano 2019 al Coworking Bicocca Village

Il Coworking Pubblico che lavora per trovare lavoro ai giovani. Tre domande e tre risposte con Antonino Zinnanti, Assessore di Partanna (Trapani).

Antonino Zinnanti Cowo G55

Nel Comune di Partanna (10.000 abitanti nella valle del Belice, in provincia di Trapani), è attivo ormai da tempo un ottimo esempio di Coworking Pubblico

Si chiama Coworking G55 Cowo® + FabLab e si è fatto conoscere sul territorio locale – ma anche nazionale – fin da subito, grazie a un approccio decisamente innovativo e aperto.

Utilizzando la sede di una struttura pubblica degli anni ’30 (dapprima convento, poi scuola, poi uffici comunali) in disuso da alcuni, si è quindi attivata una situazione di Coworking e FabLab molto ben strutturata, che non ha tardato a dare buoni frutti. Vedi qui la presentazione dell’iniziativa svolta al CowoShare5 “Coworking e Istituzioni”, il 30/9/2017.

Oggi, Gennaio 2019, abbiamo l’occasione di fare il punto su quanto questo progetto abbia insegnato e stia insegnando ai giovani del territorio, sulla spinosa questione dei temi lavorativi e occupazionali.

Fa piacere in questo senso riportare delle buone – anzi ottime – notizie. 

Attivissimo e super-propositivo sulle attività dello spazio Cowo® Partanna G55 è l’assessore Antonino Zinnanti, che ha accettato di venire a parlare al CowoShare6 del 19 gennaio 2019 con un intervento significativamente intitolato: 

  • I GIOVANI E IL COWORKING:
    AL LAVORO PER IMPARARE A TROVARE LAVORO

Nell’attesa di ascoltarlo di persona, l’abbiamo intervistato. 

Cowo® – Cosa sta insegnando l’esperienza del Coworking ai cittadini di Partanna?
E ai giovani in particolare?
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Antonino Zinnanti – L’esperienza del G55 Coworking/Fablab sta coinvolgendo l’intero comprensorio provinciale.
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Ci sono stati diversi incontri nei comuni vicini, che hanno destato entusiasmo, tant’è che alcune amministrazioni hanno pensato di ripetere il format del G55.
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Il numero di aziende e professionisti che ci scelgono per una postazione è aumentata con ottimo riscontro, mentre una Startup e una fondazione hanno deciso di collocare la sede legale all’interno del G55.
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Per quanto riguarda i giovani quest’anno, si sono generati 5 nuovi posti di lavoro, da gennaio due ingegneri informatici inizieranno a lavorare per aziende della Silicon Valley e a breve verrà pubblicata una call per altri due ingegneri meccanici.

Cowo® – 15 mesi fa, al CowoShare del 30 settembre 2017, abbiamo parlato di Cowo® Partanna come ipotesi di lavoro di grandissimo interesse, ai primi mesi di operatività.

Come si è evoluto il progetto? Cosa avete imparato?

Antonino Zinnanti – Il G55 Cowo Partanna si sta evolvendo in modo straordinario.

Si sono tenuti ben 18 eventi, tra seminari incontri formativi su temi tecnici e non solo, e 5 in seno al Coderdojo con un’adesione di circa 100 bambini.
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Più di 400 studenti di Partanna e comuni limitrofi, provenienti da diversi indirizzi di studi, ci hanno scelto per seguire moduli formativi professionalizzanti in occasione dei progetti Alternanza Scuola Lavoro.
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Si sono generati 5 posti di lavoro, come detto, e si sono
allocati all’interno della struttura 15 makers, tra aziende e professionisti.
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Grazie agli sportelli informativi gratuiti, 4 team di giovani hanno presentato delle progettualità per gli incentivi di Invitalia.
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Sicuramente, abbiamo imparato e constatato che il cambiamento di mentalità nei giovani non è semplice e che bisogna investire sulla formazione.

Cowo® – Cosa insegna l’esperienza del Coworking Pubblico di Partanna – lo ricordiamo: 10mila abitanti – ai progetti nelle grandi città?

Antonino Zinnanti – Il G55 Coworking Pubblico di Partanna può essere un esempio per le grandi città, perché integra in modo virtuoso realtà e servizi quali Fablab, Coderdojo, sportelli di informazione.
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Questi ultimi, in particolare, hanno fatto del G55 Coworking un punto di partenza per tutti i giovani.
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Il format del nostro Cowo® G55 è replicabile su qualsiasi comune, anche non grande.
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Basta una struttura inutilizzata, o una stanza della biblioteca comunale, e una dotazione minima di attrezzatura: una stampante 3d, un paio di pc, qualche scrivania.

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Non serve spendere molto: a fronte di un investimento di 3/5.000 euro, ogni comune potrebbe offrire questo grande ventaglio di opportunità.

Antonino Zinnanti sarà relatore del CowoShare6  “COWORKING E FORMAZIONE” che si terrà a Milano il 19 gennaio 2019.
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L’evento è gratuito ma è indispensabile la registrazione per poter ricevere il biglietto di ingresso, richiesto al check-in dell’evento.
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Incontro Nazionale CowoShare Milano 2019 al Coworking Bicocca Village

A Scuola di Marketing per il Coworking. Tre domande e tre risposte con Enrico Marchetto, marketer, docente, autore.

Enrico Marchetto

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Dire “Marketing” può voler dire tante cose.

Con Enrico Marchetto “Marketing” significa fare le cose giuste per gli obiettivi giusti. Semplice? Sì. Facile? Assolutamente no. 

Precisione scientifica fino all’ossessione, attenzione spasmodica ai dati e soprattutto cura maniacale dell’aspetto strategico, asse fondamentale di ogni azione. Questo è il lavoro sul Marketing che fa Enrico.

Chi lo conosce sa che il suo lavoro di marketer è rigoroso, orientato solo ed esclusivamente al risultato.

Non a caso avere la sua attenzione, richiesto com’è dai più grandi brand, è abbastanza complicato.

Eppure Enrico ha detto sì a Cowo®, accettando di venire a parlare al CowoShare.

Forse è rimasto stupito dalla nostra richiesta di venire a parlare a un mondo strano e curioso, quello del Coworking, un mondo dove gli approcci di marketing spesso pagano pegno a una fondamentale assenza di risorse, che si accompagna a spontaneismi un po’ superficiali, sull’onda dell’ultima moda social.

E invece, fin da questa intervista, è bellissimo scoprire come proprio noi di Cowo® possiamo essere protagonisti positivi del mercato, grazie alle tante cose buone fatte finora.

Attività, approcci e strategie che Enrico, con il suo lavoro, ci sta aiutando a valorizzare ed affinare.

Porterà al CowoShare una professionalità altissima, con un pregio più unico che raro: Enrico si fa capire, forte e chiaro, da tutti.  

Come potrebbe essere altrimenti, presentandosi al CowoShare del 19/1 con uno speech chiamato…

  • GUARDA MAMMA, IL MARKETING PER IL COWORKING!

Prepariamoci a un intervento di quelli che non si dimenticano con questa intervista, in cui già si possono capire molte cose interessanti.  Grazie mille per la disponibilità!

Cowo® –  Il mondo dei social network – Facebook in particolare – cosa ci può insegnare sul mondo del Coworking?
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Quali sono le “porte della conoscenza”, utili a noi operatori del settore?
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Enrico Marchetto – Guarda, non tutti sanno che qualsiasi Social Network si regge su un principio cardine: la Social Proof.

Cos’è la Social Proof?
Fare un’azione seguendo qualcuno di cui hai fiducia, che ha fatto quell’azione prima di te.
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La Social Proof è il motore che sta sotto la scelta di un albergo, la Social Proof è quel motore che sta dietro a un commento di Facebook, a un “parteciperò” a un evento, perché io vedo un amico che partecipa a un evento e aumentano le probabilità che ci partecipi anch’io.
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Seguendo l’azione di quell’amico di cui ho, appunto, fiducia.
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Il Coworking sui social è uno spazio di conoscenza e di condivisione e questa condivisione innesca la scoperta del mondo Coworking,
innesca percorsi comunitari, innesca un empowerment degli stessi coworkers verso conoscenti e amici.
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Tu lo sai meglio di me, essere coworker non è solo affittare degli spazi, ma un vero e proprio nuovo paradigma di affrontare il lavoro, la socialità nel lavoro, la condivisione dell’esperienza..
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Tu hai dato vita a una cosa meravigliosa: la Social Proof dei coworker.
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Cowo® – Qualcuno ha detto che i Coworking sono social network reali.
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Se questo è vero, a cosa serve Facebook?
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Per quale motivo è importante per chi gestisce un Coworking?
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Enrico Marchetto – Max, se ho bisogno di un coworking me lo cerco su Google.
Se non so cos’è un Coworking ma l’ho sentito solo nominare e voglio scoprire cos’è, me lo cerco su Google.
Se devo capire quanto costa, ripeto, me lo cerco su Google.
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Ma se non ho idea di cosa sia, quale comunità lo abita, se non ho mai preso in considerazione l’idea che possa esistere uno spazio di lavoro libero e condiviso, i Social Network sono uno strumento di conoscenza incredibile.
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La tua pagina Facebook non è come il sito, non è un punto di atterraggio.
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La tua pagina Facebook è un luogo dove tu raccogli i tuoi contenuti e la tua community, e distribuisci il tuo contenuto alle persone che ti seguono, agli amici e alle amiche di chi ti segue.
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E più il contenuto è forte e rilevante, più questo contenuto farà strada nei social network e andrà a toccare sempre più persone che non avevano idea di cosa fosse un Coworking prima di vedere una tua foto del venerdì quando fai la pizza al Cowo®, o un video di un momento formativo comune all’interno del Coworking,
o un “dietro le quinte” del Coworking.
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Cowo® – Una delle leggi del nostro “Cowo® Manifesto” recita: Il Coworking gode della miglior strategia di marketing possibile: la felicità”.
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Sei d’accordo che un Coworker felice è anche un promotore spontaneo dello spazio, un “evangelist” come dicono?
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Come si può ampliare la portata di questi entusiasti, così che la voce circoli anche online? 
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Enrico Marchetto – L’errore che nel marketing fanno in molti è quello di far concludere il ciclo di un consumatore con “l’acquisto”.
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Eh no. C’è un passo subito dopo che è quello che i marketers chiamano “advocacy” cioé farsi portatori sani e consapevoli della propria esperienza di consumo.
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Raramente mi è capitato di vedere un coworker che tacesse della propria esperienza… penso che nel mondo Cowo® questo sia davvero la cosa più centrale e importante nell’esperienza di uno spazio condiviso: farsi portavoce, felice, di un nuovo paradigma di lavoro.
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Enrico Marchetto 
è tra i relatori del CowoShare6  “COWORKING E FORMAZIONE” che si terrà a Milano il 19 gennaio 2019. 
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L’evento è gratuito ma è indispensabile la registrazione per poter ricevere il biglietto di ingresso, che verrà richiesto al check-in dell’evento.
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Incontro Nazionale CowoShare Milano 2019 al Coworking Bicocca Village

Cosa si impara, lavorando in 20 Coworking diversi? Tre domande e tre risposte con Cristina Maccarrone, giornalista, blogger e viaggiatrice.

Cristina Maccarrone Coworking

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Cristina, per il suo lavoro di giornalista e blogger, è spesso in viaggio.

Quando viaggia lavora, e quando si lavora si ha bisogno di un posto adeguato. Anche a centinaia di km dalla propria sede abituale.

È per questo che, ovunque si trovi, Cristina sceglie un Coworking Cowo®: in questo modo utilizza un servizio professionale di qualità, con il valore aggiunto di un incontro, un nuovo contatto, spesso una bella storia da conoscere e raccontare.

Nell’ambito della sua attività, è quindi anche Ambassador del progetto Cowo®, che indaga e racconta in modo costante, su e giù per l’Italia e anche oltre, visitando regolarmente gli spazi del Network, ed entrando in contatto con le varie Coworking Community.

A questa attività abbiamo dato un nome: #MyCoworkingDay.

Sia quando scrive di ecosistemi professionali (tra i suoi temi di riferimento c’è il lavoro), sia quando chiacchiera davanti a un caffè, Cristina posa sempre, sulle situazioni che incontra, uno sguardo speciale.

Attenzione, sensibilità e capacità di ascolto sono gli ingredienti di quello sguardo, che si ritrovano poi puntualmente nei suoi articoli e Ebook.

Il 19 gennaio 2019, al CowoShare su COWORKING E FORMAZIONE, ci racconterà questa sua attività un po’ speciale con lo speech:

  • IMPARARE CON IL COWORKING, OVVERO: LAVORARE IN 20 COWORKING DIVERSI E FAR PARTE DI UNA SOLA GRANDE COMMUNITY

L’intervista è qui sotto: buona lettura e grazie a Cristina per gli ottimi stimoli!

Cowo® –  Hai visto tanti Cowo, ne hai provati tantissimi, un po’ dappertutto.
Hai notato differenze? Tratti comuni? Cosa unisce tutti questi posti, a parte il brand Cowo®?
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Cristina Maccarrone –
Sì, devo dire che in questi 2 anni e passa, ne ho provati davvero tanti, da Milano a Roma, da Lugano a Firenze… e continuerò.
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“Provare” credo sia proprio il verbo giusto.
Per il progetto #MyCoworkingDay  trascorro una giornata in un Coworking, lavorando, chiacchierando e intessendo relazioni. E ogni volta che me ne vado, ne esco sempre molto arricchita e… felice, anche se ho fatto tre ore di treno.
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Ho notato ovviamente differenze tra un Coworking e l’altro: chi gestisce lo spazio da più tempo, è giustamente più “rodato” perché ha imparato sul campo.
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Non basta dire “voglio aprire un Coworking” o “voglio adibire parte della mia azienda a Coworking” perché nasca un Cowo®.
Ma anche nei Coworking “giovani” ho sempre visto tanta tanta voglia di fare.
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Potrei dire che ci sono differenze legate alla città dove ha sede il Coworking, ma questo forse inizialmente riguarda più i coworker che ci vanno a lavorare che i Cowo® Manager in sé.
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Per dire, in un posto come il Coworking Novara, dove gli stessi gestori mi dicevano che ancora non c’era troppo l’idea del Coworking, ho potuto riscontrare come si sta facendo cultura. Del lavoro, ma anche della relazione.
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Ad esempio: organizzano degli speed-date professionali che vanno talmente bene che a Milano alcune persone di Rete al Femminile, mi hanno chiesto di poterli contattare per imparare ad organizzarli.
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Novara insegna… a Milano.
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Ci sono differenze, dunque, che hanno a che fare con il tempo e la voglia di sperimentare, ma posso dire una cosa che invece accomuna tutti: le persone della Rete Cowo® sono tutte aperte alla relazione, tutte con quella marcia in più e quella voglia di ascoltare e mettersi in gioco.
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Io dico sempre che nella vita la grande differenza è tra chi ha compiuto quel mezzo metro e ha fatto il salto, vedendo cosa c’era al di là della staccionata, e chi è rimasto al di qua.
Chi vorrebbe cambiare, ma non lo fa per paura.
E forse non lo farà mai.
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Ecco, nei Coworking di Rete Cowo® che ho visitato, tutti hanno fatto il salto.
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Cowo® –  Dal punto di vista di chi gli spazi li utilizza per lavorare, a tuo parere può esserci un “modo migliore” di fare Coworking, o è tutto funzione dei fattori specifici locali?
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In altre parole, consiglieresti delle “best practice” a prescindere?
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Cristina Maccarrone – Secondo me sì, c’è un “modo migliore”.
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Il Coworking è essenzialmente per il freelance, tranne nei casi in cui sia un’azienda a mandare uno o più dipendenti in un Coworking, anziché affittare un ufficio da qualche parte.
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Ma anche in quel caso il dipendente è in un certo senso “free”: può decidere quale scrivania avere, fare pause quando lo ritiene e intessere relazioni che non sono per forza legate al suo lavoro..
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Pertanto, il modo migliore di portare avanti un Coworking, secondo me, è “mettersi in ascolto” del freelance.
Un Coworking deve poi avere scrivanie o postazioni che siano “agili”, sedie comode e tante prese elettriche a disposizione. Nonché – se possibile – aree relax, librerie e un posto dove mangiare tutti insieme: è a pranzo che nascono tante relazioni.
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Chi, come me, scrive ha poi bisogno di spazi ispiranti.
Allo stesso modo, può essere utile una sala riunioni (piccola o grande non importa) o un luogo appartato dove fare quella telefonata più delicata e personale, dove si gradisce un po’ di privacy, magari un caso di recupero crediti o la call con un cliente particolarmente importante.
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Oltre a rastrelliere per biciclette, un forno per scaldare le vivande, un frigo e… una cosa tra tutte: orari flessibili!
O magari la possibilità di avere le chiavi: non è detto che tutti finiscano il lavoro alle 19.
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In sintesi: un freelance in un Coworking si deve sentire a casa.
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E per sentirsi a casa, in tutti i modi si devono attivare relazioni.
Il lavoro stesso è relazione. È vero che spesso i rapporti nascono in modo spontaneo, ma se gli spazi sono chiusi, stretti o bui, o privi di aree comuni, i rapporti non vengono favoriti.
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Se poi il Cowo® Manager non c’è mai o gestisce tutto a distanza, può essere un altro fattore sfavorevole alla coesione: la presenza, la vitalità, sono cose fondamentali. Oltre all’amore per il Coworking che ho visto in un sacco di posti.
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E se si riesce, anche creare degli eventi di formazione o altro, più o meno strutturati… bingo!
Vanno benissimo anche gli appuntamenti più informali: aperitivi, pranzi di presentazione, pizze ecc… sono i momenti che fanno la cifra di un Coworking.
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Cowo® –  La città, il territorio, l’ambiente circostante: influiscono sullo spazio Coworking? Se sì, in che termini?
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Cristina Maccarrone –
Sì ma fino a un certo punto.

Spesso, quando viaggio lontano da Milano – dove ho la mia base, lavorativa e personale –   mi sento dire:
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“A Milano è più facile: lì c’è più cultura del Coworking”.
In parte è vero: a Milano è normale avere l’ufficio in un Coworking, ci sono persino avvocati che lavorano così e preferiscono stare con professionisti di settori diversi dal proprio anziché dividere l’ufficio con colleghi.
C’è gente che lavora nei bar, in piazza, sulle panchine… è frequente vedere freelance e professionisti aprire il PC e lavorare praticamente ovunque.
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Però posso dire che la stessa energia l’ho vista a Urbino, l’ho vista a Vado Ligure, l’ho vista a Bologna, a Lugano, a Sovico… un piccolo centro – per dire – che conosce solo chi conosce la Brianza.
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La città e l’ambiente aiutano, ma fino a un certo punto.
La vera differenza – per fortuna – la fanno le persone: quanto si attivano, quanto si sentono coinvolti e quanto sono disposte a darsi da fare per andare più avanti.
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Quanta visione del futuro hanno e quanto riescono a legarsi loro stessi al territorio.
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Sovico, per tornare su uno dei Cowo® che mi ha colpito di più, propone cose molto belle: il bookcrossing davanti alla porta, che fa sì che molti conoscano lo spazio dopo aver scelto un libro; il caffè di metà mattinata con gli anziani del paese; il progetto di inclusione sociale per persone con disabilità; l’incontro pubblico di presentazione dei professionisti
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Credo che un Coworking possa dare tantissimo a un territorio, anzi andrebbe incoraggiato in ogni modo.
Perché? Perché lo apre al mondo, gli dà la possibilità di imparare cose nuove e di non sentirsi da meno di una metropoli quale può essere Milano o Roma.
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Cristina Maccarrone è tra i relatori del CowoShare6  “COWORKING E FORMAZIONE” che si terrà a Milano il 19 gennaio 2019.
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L’evento è gratuito ma è indispensabile la registrazione per poter ricevere il biglietto di ingresso, che verrà richiesto al check-in dell’evento.
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Incontro Nazionale CowoShare Milano 2019 al Coworking Bicocca Village

Coworking e apprendimento: tre domande e tre risposte con Davide Proverbio e Stefano Dell’Orto, formatori e Cowo® Manager.

Stefano Dell'Orto Coworking LuganoDavide Proverbio Coworking Lugano

Il team di Davide e Stefano è ben conosciuto nell’ambito di Rete Cowo…

Non solo per la loro iniziativa di Coworking a Lugano Nord, pionieri in Canton Ticino dell’approccio collaborativo e condiviso al lavoro.

Non solo per lo stimolante progetto del Coworking alla Fabbrica del Cioccolato (suona interessante, vero? Lo è!).

No: c’è dell’altro.

Molti tra noi li conoscono e li apprezzano per un’attività straordinariamente interessante che hanno svolto il settembre scorso nella sede di Rete Cowo® a Milano: il workshop Lego® Serious Play per il Coworking. 

Interessantissimo e anche divertentissimo!

Il loro approccio alla formazione – sono infatti business coach professionisti, con clienti in Italia e Svizzera – è proprio così: aperto e stimolante.

Sarà senz’altro avvincente ascoltare il loro intervento al CowoShare6, SABATO 19 gennaio 2019 a Milano:

  • INSEGNARE A IMPARARE:  LA FORMAZIONE IN SPIRITO COWORKING, DENTRO E FUORI GLI SPAZI COWO®

Per ora, accontentiamoci di intervistarli, e grazie per la gentile disponibilità :-)

Cowo® – Voi siete formatori di professione, e avete aperto un Coworking. Lo fate per insegnare o per imparare?
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Davide e Stefano – Entrambe le cose, anche se a nostro avviso il concetto di insegnamento ci si addice poco.

Preferiamo il concetto di facilitatori, ovvero di persone che agevolano i processi di cambiamento.

Vale soprattutto in un’epoca come la nostra dove le informazioni sono largamente disponibili su tutte le piattaforme, social e non.

E’ più importante aiutare le persone a sviluppare la consapevolezza di comprendere quali contenuti sono necessari per il proprio sviluppo personale e lasciar loro la libertà di scegliere dove e come recuperarle.

Per quanto riguarda l’imparare per noi vale l’aforisma di Henry Ford:

“Chiunque smetta di imparare è vecchio, che abbia 20 o 80 anni. Chiunque continua ad imparare resta giovane. La più grande cosa nella vita è mantenere la propria mente giovane.”

Per questo riteniamo che ogni occasione sia quella buona per imparare qualcosa di nuovo, da chiunque.

A maggior ragione se si ha a disposizione un Coworking dove accedono persone di varie estrazioni professionali.

Cowo® – Sappiamo tutti come un buon Coworking aiuti a imparare qualcosa ogni giorno, in modi spesso informali.

Questo approccio può essere teorizzato, spiegato, insegnato?

Davide e Stefano – Esiste una componente innata in ognuno di noi riguardo all’apprendimento.

Sicuramente, in un processo di apprendimento informale e relazionale come succede in un Coworking, è facilitata la persona che possiede queste 3 attitudini:

  • la capacità di creare relazioni
  • la capacità di mettersi in discussione
  • la curiosità

Chi si approccia agli altri con ascolto, curiosità e umiltà sicuramente può trarre, ogni giorno, enormi vantaggi dalle esperienze e dalle competenze delle altre persone, a maggior ragione in un Coworking.

Viceversa, imparare diventa più complesso se ci si deve confrontare con l’incapacità a socializzare o una certa attitudine a giudicare idee e punti di vista differenti dai propri.

Le tecniche per relazionarsi meglio, per sconfiggere i propri pregiudizi e apprezzare le diversità esistono, ma è sempre e solo l’essere umano che deve trovare in sé la forza e le motivazioni a cambiare.

Cowo® – Lego® Serious Play® e Coworking: cosa abbiamo imparato dell’esperienza fatta con i Cowo® Manager? Il futuro del Coworking è fatto di Lego?Lego Serious Play Coworking 13

Davide e Stefano – I mattoncini Lego e la metodologia Lego® Serious Play® rappresentano al meglio il modo di lavorare e di vivere un Coworking.

Permettono di collaborare ad un progetto condividendo le idee di tutti, senza pregiudizi o preconcetti.

Ogni Cowo® Manager che ha partecipato al workshop Lego® Serious Play®  ha contribuito con il proprio punto di vista alla creazione di una Vision della Rete Cowo® attraverso la condivisione delle sfide più importanti dei prossimi anni e i servizi essenziali che ci si aspetta dal Coworking del futuro.

Non si può dire se il Cowo® del futuro sarà fatto di Lego ma sicuramente tramite i mattoncini è stato possibile dare forma ad un’idea di Cowo® molto futuribile.

Davide Proverbio e Stefano Dell’Orto saranno relatori del CowoShare6  “COWORKING E FORMAZIONE” che si terrà a Milano il 19 gennaio 2019.
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Incontro Nazionale CowoShare Milano 2019 al Coworking Bicocca Village