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Presentazioni, persone, notizie, informazioni e curiosità dal primo barcamp sul coworking italiano, organizzato da Cowo a Milano, il 17 aprile 2010.

#CowoCamp2012 – Tutti invitati al coworking camp del 19 maggio 2012, a Milano. Ecco perché.

E’ la terza volta che organizziamo il coworking camp, e ogni anno il mondo del coworking è diverso, molto diverso.

Nel 2010, il progetto Cowo aveva appena compiuto un anno, ancora ci meravigliavamo che la rete stesse trovando adesioni oltre il nostro ristretto giro di contatti e amici.

Il coworking era cosa ancora poco nota, non solo in Italia ma in tutto il mondo.

Sembrò giusto, quell’anno, intitolare il camp

Di cosa parliamo quando parliamo di coworking?

Fu un momento molto importante per tutti noi, e una bella emozione veder entrare in quello spazio di via Maciachini tante persone da tutta Italia, molte delle quali mai viste né sentite prima.

Tra gli interventi: quello sul coworking e le istituzioni a cura del Cowo/VEGA di Venezia, quello dell’avvocato del Cowo, il primo legale in Italia (forse ancora l’unico) a studiare a fondo la normativa per permettere a tutti noi di operare nella piena legalità e correttezza, quello di Nicola Zago, allora marketing manager di Lago.

Qui li potete vedere tutti.

Chissà se aiutammo a definire “di cosa parliamo quando parliamo di coworking”.

Di certo iniziammo un percorso di confronto aperto e condiviso, con il piacere di vedersi in faccia tra coworker, gestori di spazi Cowo e… chiunque altro.

Un approccio che ha portato anche ad altri tipi di iniziative volte alla conoscenza reciproca, quali ad esempio il Presentation Lunch, piccolo format di “pizza-networking” (!) nato a Milano e in corso di diffusione.

Poi passò un anno importante, l’anno che vide Cowo partecipare al primo congresso europeo del coworking (nel novembre 2010 portammo a Bruxelles le nostre 7 idee sul futuro del coworking), l’anno in cui la nostra rete cominciò un’espansione progressiva in varie città d’Italia.

Il camp del 2011, quindi, si svolse all’insegna del tema

A che punto è il coworking?

Ricordo che la mia personale risposta a questo quesito fu… una presentazione tutta sui coworker, a cui rimandavo per la risposta. Non ho cambiato idea :-)

La partecipazione al camp, l’anno scorso, coinvolse addirittura qualcuno dall’estero – Giacomo fece in modo di organizzare il suo viaggio dalla Norvegia in modo da poterci essere, Miriam lasciò Barcellona apposta per venire a raccontarci del primo coworking Cowo all’estero, da Parigi arrivò Stefano… con la bici della sorella – oltre che un sacco di gente da tutta Italia.

Le presentazioni della giornata furono ben 18.

Ed ora, 2012, siamo al terzo appuntamento.

Il mondo del coworking non è arrivato al mercato di massa, ma ci manca poco.

Alla seconda Coworking Conference, a Berlino, abbiamo parlato davanti a una platea dove gli hacker sedevano a fianco degli immobiliaristi texani, dove i fondatori dei più importanti coworking americani – quelli che hanno aperto la strada a tutti noi come Jacob Sayles di Office Nomads e Alex Hillman di Indy Hall – discutevano di come i business center – Regus in primis – offrissero servizi di coworking, vantandosi di essere stati i primi a farlo.

Del resto, il mondo cambia, perché non dovrebbe cambiare il mondo del coworking?

Certo che il divario tra quei primi giorni del 2008, in cui iniziammo, e lo scenario di oggi, colpisce profondamente chi vive il coworking da vicino.

Nel frattempo, non c’è stato un mese in cui Cowo non sia andato a presentare la propria esperienza in conferenze, barcamp e incontri, l’assessore al lavoro di Milano è venuta a trovarci per conoscerci, la rete continua a trovare nuovi spazi – sempre senza sforzi di tipo “commerciale” da parte nostra (abbiamo sempre pensato che la diffusione della conoscenza e le conversazioni tra le persone fossero la miglior forma di “propaganda”).

Tanto, tantissimo movimento.

Troppo? A volte ce lo chiediamo.

A volte, la sensazione di perdere il senso del progetto ci sfiora, e anche per questo abbiamo voluto concentrarci e scrivere i 10 punti in cui Cowo si riconosce (ritorniamo al “di cosa parliamo quando parliamo di coworking”…), e arrivare così a un Cowo Manifesto: una guida che ci ricorda come ci piace fare le cose.

In questi anni abbiamo anche capito come il camp sia un modo speciale di capire cosa stiamo facendo, tutti insieme.

Perché il coworking – almeno secondo noi di Cowo – non ha alcun senso al di fuori della community che lo anima, delle persone che effettivamente fanno coworking, cosa molta diversa dal vendere coworking e dal parlare di coworking.

Come ho già avuto modo di dire,

il coworking non esiste, esistono solo le persone che lo fanno.

(A proposito di frasi ad effetto, ne ho un’altra: un coworking non è un bar, che rimane un bar anche quando è vuoto. Un coworking vuoto è un ufficio vuoto).

Ma torniamo al camp.

Uno dei punti più discussi nella coworking community – da sempre – è l’aspetto di business.

Che il coworking non sia un business tradizionale è ormai abbastanza assodato, ma è altrettanto assodato che un progetto che non ha una sua dimensione economica non va lontano.

E se Cowo, da questo punto di vista ha un’impostazione chiara – non a caso è arrivato alle dimensioni attuali – è importante che anche i singoli spazi di coworking abbiano una sensibilità economica precisa, orientata nel modo giusto, pronta a cogliere opportunità intelligenti di realizzare profitti.

Il Cowo Manifesto dice:

Nel nostro modello, la relazione viene al primo posto, il profitto al secondo.

Appunto: al secondo, non all’ultimo.

Ci vediamo a Milano il 19 maggio? Qui la pagina del barcamp, qui l’evento su Facebook :-)

Invitiamo al coworking l’assessore per le politiche del lavoro del Comune di Milano.


coworking europe 2011: 10 points for the gov.t

Alla conferenza di Berlino abbiamo visto la lettera del governo tedesco che chiedeva alla coworking community internazionale riunita per l’occasione, le 10 cose che servono al movimento del coworking per svilupparsi.

Mentre partecipavamo alla sessione di lavoro per scrivere la risposta, ci chiedevamo che cosa mancasse all’Italia per essere così presente, così attiva nell’ascolto.

Forse siamo ingenui, ma non ci rassegnamo alla mancanza di interlocutori, a un coinvolgimento più importante.

E così è nata l’idea di chiedere a chi amministra la città di Milano una cosa sola, ma non meno importante delle 10 del governo tedesco.

Chiediamo che l’assessore e/o qualcuno del municipio venga una volta, o magari regolarmente, a lavorare in un coworking.

Milano è la città che ha fatto nascere il progetto Cowo, e lo rappresenta magnificamente con ben 14 spazi di coworking, su 58 in tutta Italia.

Una realtà unica al mondo e ormai nota a livello globale, che ha appena riscosso il sonoro, continuativo e affettuoso applauso della Coworking Conference di Berlino, oltre 2o0 persone da tutta Europa, dagli USA e dalla Cina.

Tutto questo è nato a Milano, al Cowo di Via Ventura, che continua ad essere un riferimento per la community, non solo italiana.

Ecco quindi il testo della mail scritta stamattina all’assessore alle politiche del lavoro di Milano, Cristina Tajani, con cui la invitiamo a passare qualche ora tra noi.

buongiorno assessore,

mi chiamo massimo carraro e sono il fondatore – insieme a laura coppola, in copia – di un progetto di coworking nato a milano 4 anni fa e sviluppatosi poi in 39 città, con 58 spazi.

ho avuto notizia da dario banfi – autore del libro “vita da freelance”, anch’egli in copia – del suo interesse per il coworking, e ho pensato che forse è giunto il momento di presentarmi :-)

questa mail non è una richiesta di fondi né di assistenza di alcun genere, ciò che chiede è qualcosa di infinitamente più prezioso. 

ma prima due righe di presentazione della nostra realtà, che si chiama cowo.

cowo nasce sull’esempio degli spazi di lavoro condiviso nati in california nel 2005, da cui abbiamo tratto ispirazione online.
il 1° aprile 2008 abbiamo lanciato, attraverso un semplice blog, l’idea di condividere il nostro ufficio di via ventura (quartiere lambrate), a condizioni sostenibili (200 euro/mese una postazione di lavoro tutto compreso, con wi-fi bello pimpante e caffè gratis).

le postazioni erano (e sono) 7, la sede di lavoro è anche quella della mia società, che si occupa di comunicazione.

la risposta è stata immediata, ed è piano piano cresciuta nel tempo.

da parte nostra, non abbiamo inseguito il dio del profitto, ma – pur facendo attenzione al lato economico della faccenda – abbiamo sempre privilegiato le relazioni, in quanto pensiamo che nella società di oggi la rete di rapporti sia la cosa più importante, e noi la mettiamo prima del profitto, in ogni cosa che facciamo.

l’anno successivo, stimolati dalle molte telefonate ricevute, abbiamo messo online un altro blog: questa volta offrendo il nostro know-how a tutti coloro che volevano aprire uno spazio di coworking nel loro ufficio, nella loro città. 

compresi nel kit: knowledge-base legale/fiscale/amministrativa, spazio sulla piattaforma web, moduli di contratto a norma di legge, attività di comunicazione. 

fee richiesto: euro 250/anno, senza altre revenue o percentuali.

da allora abbiamo portato 58 realtà in tutta italia ad aprire il proprio spazio professionale (studio, società, azienda) al coworking. 

in altre parole, si sono formati 58 luoghi dove un giovane o una start-up a inizio attività possano avere un luogo di lavoro a prezzo sostenibile e – soprattutto – in un ambiente collaborativo.

sono orgoglioso di dire – e lo dico tutte le volte che posso, quando mi trovo in giro per convegni – che la città di milano è la capofila di questo bel progetto, con 14 spazi attivi.

tra le cose che non posso non raccontarle, c’è il coworking camp nazionale, svoltosi nel 2010 e 2011, sempre qui a milano, l’iniziativa “free coworking week” durante la settimana del fuorisalone, la piattaforma di navigazione “cowo wi-fi“, che permette una navigazione stabile, sicura, legale a tutti coloro che si trovano al cowo ed anche fuori, funzionando, di fatto, da hot spot pubblico.

tutto questo è stato fatto di nostra iniziativa, con le nostre risorse, investendo una montagna di giornate (e nottate) di lavoro, e cercando di non cambiare mai la linea di sostenibilità e collaboratività che abbiamo scelto fin dall’inizio. 

le entrate economiche del progetto sono basse e non compensano il lavoro, ma la rete di relazioni creatasi è ormai globale, con centinaia di contatti che si incrociano senza sosta tra i nostri spazi fisici e le varie communities online che si sono via via create (noi stessi gestiamo una presenza costante su 9 social network).

ma vengo alla mia richesta :-)

vorrei che lei venisse a lavorare una giornata al coworking.

mi sento di chiederglielo perché mi pare di aver capito, con sollievo, che questa amministrazione si distinguerà per la partecipazione e l’ascolto.

penso che il coworking sia una cosa da ascoltare, e non si può ascoltarla da lontano, o rimanendo chiusi nelle sedi istituzionali.

sarà un piacere presentarle i professionisti che popolano il nostro spazio (tra essi architetti, un ingegnere, professionisti del web, consulenti, progettisti)… e penso che potrebbe anche piacerle l’aria positiva, di sana voglia di costruire che si respira qui dentro.

rimango a sua disposizione ai n. 02/21.51.581 e 334/89.36.110, oltre che a questa mail.

un cordiale saluto e grazie per la sua preziosa attenzione.

massimo carraro

ps- qualche link utile:

Il Cowo visto dalla legge (coworking, ex-decreto Pisanu e altro).

Ma ora che “la Pisanu” non c’è più, come funziona?

Prendiamo spunto da questa domanda, che aleggia nell’aria da alcuni mesi, per riprendere i temi legati agli aspetti legali del coworking.

In realtà è presto fatto: basta scorrere la bella presentazione tenuta dall’Avvocato Davide Dimalta al CowoCamp2010 per ripercorrere tutti i (pochi) obblighi che è necessario rispettare.

Con l’accortezza di saltare la slide n. 5, per i motivi che seguono.

Per quanto riguarda “la Pisanu”, infatti, a chi si chiede se le leggi relative alla navigazione Internet siano cambiate (sempre rispetto al coworking) in conseguenza al mancato rinnovo del decreto legge n. 144 del 27 luglio 2005 noto come “legge Pisanu”, diciamo che:

Non è più necessario dare comunicazione alle autorità della fornitura di connessione internet per tutti coloro che non ne fanno la loro attività preminente.

Invece – com’è logico – la punibilità dell’uso illegale della connessione Internet è sempre in vigore.

Le regole del coworking camp.


Poche semplici regole per assicurare che nel nostro barcamp (barcamp? cos’è?) del 16 aprile ci sia posto per tutti:

  • vietato presentarsi senza curiosità, chiunque arrivi senza almeno una domanda non sarà ammesso :-)
  • chiunque potrà fare un intervento, se lo desidera
  • sarà possibile inserirsi in agenda anche il giorno stesso (se preferite comunicarcelo prima può essere utile, specie se avete problemi di orario)
  • gli interventi non potranno durare più di 10 minuti, a cui seguiranno 10 minuti riservati alle domande
  • interventi più brevi di 10 minuti avranno più tempo per le domande
  • interventi più lunghi di 10 minuti verranno tagliati senza pietà al 10° minuto
  • gli interventi potranno avere delle slides (stiamo cercando un proiettore) ma non è necessario, si può anche parlare a braccio

Infine, se avete intenzione di venire, vi preghiamo di registrarvi.

Ci sono tre opzioni:

Tutti possono partecipare, l’ingresso è libero e gratuito.

Si comincia alle 10, ma apriamo  le porte alle 9 perché vogliamo bere un caffè con voi :-)

Mentre iniziamo a fare l’agenda, rimandiamo chi volesse avere un’idea della giornata al programma dell’anno scorso.