Comunicare il coworking: le buone pratiche del Comune di Milano. La presentazione al CowoCamp13.

Una Pubblica Amministrazione può avere un ruolo cruciale nel promuovere e favorire le forme di lavoro flessibili che oggi stanno diventando comuni per imprese e professionisti, non solo creando occasioni per i professionisti e le imprese, ma anche promuovendo le iniziative esistenti.

Cristina Tajani, assessore al Lavoro, su Twitter

Il Comune di Milano si sta mostrando molto sensibile a questi temi e in particolare a quello del coworking: siamo stati quindi molto contenti di avere ospite al nostro Cowocamp13 anche una rappresentante dell’amministrazione, Giuseppina Corvino, che ha raccontato come il Comune si sia interrogato su come sostenere il coworking a Milano e su quali progetti abbia in corso.

Tra le attività in progress vi sono, ad esempio, la concessione di finanziamenti e spazi del Comune a costi agevolati. Ma uno degli obiettivi del Comune era creare soluzioni innovative superando l’eccessiva burocrazia, spesso percepita come un ostacolo per i cittadini che vogliano dialogare con l’Amministrazione.


E una prima iniziativa è arrivata: i voucher da 1500 euro per i coworker che utilizzino gli spazi di coworking mappati dalla Camera di Commercio (si può presentare domanda per i voucher in qualsiasi momento), un incentivo per promuovere l’utilizzo di una pratica innovativa.

Ma il Comune di Milano sta facendo anche un lavoro significativo nel comunicare questi progetti, a partire dall’assessore Cristina Tajani, che spesso parla di coworking e prende parte a iniziative per dialogare con chi opera sul territorio.

Inoltre, vediamo che sperimentano volentieri nuove forme di comunicazione – basti vedere il video di presentazione degli spazi di coworking a Milano, che abbiamo segnalato ieri.

Non male per una “burocraticissima” Pubblica Amministrazione, no?

10 pensieri su “Comunicare il coworking: le buone pratiche del Comune di Milano. La presentazione al CowoCamp13.”

  1. ho partecipato al cowo camp e alla presentazione della funzionaria comunale.
    mi è parso di capire che le richieste di voucher da parte dei coworker fossero poche decine. troppo poche in un contesto come quello milanese che conta ormai qualche centinaio di coworker.
    se è così. … come lo si spiega?

    1. Ciao Fabio,
      ho condiviso lo stesso stupore, poi però ho fatto qualche riflessione, che provo ad esporti:

      1 – il coworking è sempre più sopravvalutato; saranno i media, saranno iniziative che fanno parlare come questa del comune/camera di commercio di milano, sarà qual che sarà, ma io noto una crescente disparità tra ciò che “sembra” e ciò che è nella realtà quotidiana (mi riferisco al mio osservatorio, naturalmente, ma seguendo quotidianamente una rete di un’ottantina di spazi è un buon osservatorio); anche per questo ogni azione e iniziativa di cowo è sempre attenta e prudente nel creare aspettative

      2 – è vero che da realtà una grande città ci si aspetta sempre grandi numeri, ma ritengo che non debba essere sempre così; anzi, il fatto di essere “scesi” a dialogare con microcosmi fatti di poche unità depone a favore del progetto, secondo me

      3 – le via sperimentali spesso iniziano dal basso, in modo modesto… tu che, come me, pratichi il coworking da anni sai quanto tempo e fatica costa avviare una piccola community; non è diverso se ti chiami “Comune di Milano”… avendo informalmente contribuito, come altri, alla gestazione di questa iniziativa ti posso confermare che l’approccio è stato molto realistico, lontano da quel “ragionare in grande” che viene subito in mente, quando uno si riferisce a queste istituzioni

      4 – non credo valga l’equazione “grandi numeri = grande successo”, qui la forma mentis è sperimentale; credo che se i contributi verranno assegnati, come sta accadendo, vorrà dire che l’esperimento è riuscito, e si potrà portarlo oltre, sempre con pragmtismo e attenzione al risultato, senza dover per forza “fare botti”

      Questi i miei pensieri in merito, che dici?
      A presto e grazie
      Massimo Carraro

  2. Le richieste di inserimento nell’Elenco accreditato di coworking della città di Milano sono 40 in totale, 24 di queste sono già state inserite in elenco, 5 non sono state ammesse, per le rimanenti sono ancora in corso i sopralluoghi per la verifica dei requisiti richiesti.
    Il numero delle richieste ci sembra assolutamente rappresentativo della città e, come piuttosto prevedibile, c’è stata, da parte dei gestori degli spazi, una risposta più rapida, quasi immediata.
    Le domande dei coworkers sono, ad oggi, un centinaio, di cui 54 già esaminate ed ammesse al finanziamento. Anch se possono sembrare poche, occorre considerare che per ciascuna persona è indispensabile acquisire informazioni approfondite prima di procedere con qualunque richiesta, e qust vale ancora di più nel caso del coworking trattandosi di una modalità di lavoro nuova.
    Il Bando è una iniziativa sperimentale ed innovativa, non ci attendevamo un risultato importante dal punto di vista delle adesioni, e proprio pr questo, non abbiamo ritenuto di dare una scadenza definita, per dare modo alle persone di accostarsi a questa realtà. Anche lo stanziamento economico, se pure importante, non è paragonabile a quello di altre iniziative di sostegno al lavoro avviate dal Comune di Milano.
    Quello che ci interessava e ci interessa realmente è comprendere il punto di vista degli utenti per orientare meglio la nostra azione di promozione e di sostegno a favore dello sviluppo economico in senso lato.
    Nel caso del coworking, chissà, forse potremmo scoprire che le persone sono più interessate a lavorare in luoghi “certificati”, sicuri, piuttosto che ad avere un sostegno ecnomico di breve durata, in un servizio di per sè non particolarmente costoso.

  3. Max concordo sulla sopravalutazione di ciò che è rispetto al reale. E’ di moda, fa figo parlarne.
    pensavo che il popolo dei coworkers fosse geneticamente più smart e attento alla sostenibilità e informato sulle possibilità di contenimento dei costi.
    comunque 100 richieste sono di più di quanto ricordassi dai dati esposti da Giuseppina Corvino.

  4. Uh, una città (Giuseppina Corvino commenta dall’amministrazione comunale milanese) che parla con un Coworking Manager di come aiutare i Coworker… non male :-)
    Tornando a noi, non darei per scontato che qualcuno sia più smart di altri, e nemmeno il contrario :-)
    Al di là delle mode del momento, il coworking è e rimane un’opzione intelligente da tutti i punti di vista, e il lavoro di Cowo è quello di aiutare questo processo… anche per questo siamo contenti del lavoro del Comune di Milano, che si muove sulla sostenibilità, anche su numeri non eccessivi (100 domande, per ora 54 voucher erogati, e si va avanti).

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