Benvenuti su OpenGenova. Intervista a Fabio Burlando, animatore del Coworking Lab.

Open Genova

Genova è una città che ha iniziato nel 2009 ad avere un coworking: il Cowo Genova/DeFerrari di Fabio Burlando, che ci ha già raccontato l’esperienza di 3 anni di “coworking sotto la Lanterna” nel video che trovate a fine post.

Burlando (Coworking Genova)Fabio può quindi essere considerato un precursore.
Solo da poco il suo spazio è stato affiancato, in città, da un altro coworking, il Cowo Genova/SalitaDinegro, aperto nel 2012.

Come in altre città italiane, anche Genova vede ora nascere progetti di condivisione aperta: #OpenGenova è la piattaforma collaborativa che affronta – fra i vari temi – il coworking.

Fabio è direttamente coinvolto nel Coworking Lab di OpenGenova, e ci racconta la sua esperienza.

COWO - Fabio, parliamo di coworking a #OpenGenova. Dopo quasi 4 anni di attività con il progetto Cowo, la città si è accorta della tua community, è così?

FABIO BURLANDO - Infatti. In questa città un po’ strana spesso succede che abbiamo delle risorse e non ne conosciamo l’esistenza. Il coworking qui è ancora piuttosto sconosciuto: è più facile essere conosciuti da fuori piuttosto che dal vicino di casa.
OpenGenova se n’è accorta e ha voluto con forza che fosse aperto un laboratorio sul tema.

COWO - Ci puoi descrivere brevemente cosa comprende la definizione #OpenGenova?

F. B. – E’ una piattaforma collaborativa progettata per mettere in contatto i genovesi interessati a proporre idee e progetti per la valorizzazione del territorio, condividere informazioni, monitorare l’innovazione, migliorare il rapporto con l’ amministrazione locale.

COWO - A che punto sono i lavori di questo gruppo?

F. B. – La piattaforma ha preso ufficialmente forma  il 1° dicembre, quando è stata presentata al Bar Camp diritti&rovesci, promosso dal Comune di Genova.
Nei laboratori della piattaforma si è ora in attesa di competenze per un più ampia applicazione.
Per quanto riguarda il laboratorio sul coworking da me proposto ha l’intenzione di riproporre, in scala più ampia, la felice esperienza che in 4 anni mi ha fatto apprezzare l’utilità degli spazi di lavoro a condizioni sostenibili, per tutte le figure professionali.

COWO - In che modo il coworking rientra in questa discussione, e che accoglienza ha avuto il tema?

F. B. – E’ piaciuta l’idea di coinvolgere amministrazione comunale e aziende per iniziare un progetto insieme, riducendo i costi di gestione. Questo non per “fare business”, ma per fornire a startup e giovani professionisti un luogo di aggregazione low cost dove le esperienze si possano incontrare e crescere.
Le esperienze di successo che ho incontrato in questi anni in varie parti d’Italia mi fanno sperare che altrettanto si possa riproporre a Genova.

COWO - Pensi che il coworking riuscirà ad affermarsi su larga scala nella tua città, anche grazie all’interessamento più allargato, magari dell’amministrazione cittadina?

F. B. – E’ indispensabile; siamo una comunità molto attenta alle spese (spesso a nostro discapito) e abbiamo assoluto bisogno di investire su noi stessi.
La precaria situazione economica ha messo in grave crisi le grandi aziende e vede sempre più il sorgere di micro aziende e singoli professionisti capaci, ma con difficoltà di aggregazione professionale.
Il posto fisso è uscito dal sistema mentre le attività outsourcing prendono sempre più campo; l’amministrazione pubblica ha bisogno di forze fresche e nuove; i giovani genovesi ci sono, sono brillani anche grazie a esperienze maturate fuori dai confini genovesi, e bramano di fare qualcosa di utile per la loro città.
Queste realtà hanno bisogno di incontrarsi.
Ci stiamo lentamente rendendo conto che siamo usciti dal mercato per i nostri limiti culturali che ci portano ad essere spesso troppo diffidenti e asociali.
L’amministrazione pubblica ha bisogno del coworking quale spazio fisico e culturale come ne hanno bisogno le nuove e giovani realtà professionali; c’è bisogno di un punto di incontro dove consolidare tutti i rapporti virtuali che fino ad ora stanno crescendo sulle piattaforme sociali.
Gli elementi essenziali per una città smart sono l’open data, il cloud computing e il coworking: i dati devono essere nella disponibilità di tutti coloro che vogliono lavorare per lo sviluppo della nostra città; lo devono poter fare utilizzando le nuove tecnologie per potersi poi annusare e respirare l’un con l’altro e in uno spazio comune in coworking.
Dobbiamo allargare la comunità delle menti pensanti, uscire dall’autoreferenzialità e passare ai fatti.
Siamo nella fase embrionale e quindi in ritardo su quello che nel mondo e in Italia è già partito per uscire dalla crisi globale.
Il parco tecnologico degli Erzelli sta sviluppando un progetto di Coworking e pare (a Genova più che altrove la parola “pare” è sempre da tenere tra le top words) che a marzo 2013 vedrà la luce.

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