Coworking, FabLab, Ecosistema. A Firenze, Combo Open Project apre alla grande il 2013 di Cowo!

Coworking Cowo Firenze/Combo: Mattia SulliniChi conosce Cowo quasi certamente conosce Mattia Sullini: sempre presente ai CowoCamp, sempre pronto a saltare su un aereo per le Coworking Conferences Europee, sempre bravo a portare Firenze ovunque nel mondo si parli di coworking e viceversa, come quando ha creato e gestito il primo coworking temporaneo di Cowo alla Mostra Internazionale dell’Artigianato di Firenze.

Mattia è una delle persone che più credono nella rete Cowo, e apre il 2013 con una chiave importante: quella del nuovo spazio Combo Open Project,  in via dei Serragli 69/r.

Combo apre ufficialmente in questi giorni, ma è già al centro di una bella community, non solo perché nasce da quasi tre anni di lavoro, ma anche perché il nuovo progetto ha dato un forte stimolo a rinnovare i legami con gli attori della sostenibilità presenti a Firenze. 

Primi risultati: la mappa cittadina delle realtà collaborative di Firenze, l’insediamento della sede del FabLab Firenze, di cui Mattia è presidente, e – poteva mancare? – una bella festa.

Combo Firenze

Cowo – Mattia, nel 2012 il tuo coworking a Firenze ha cambiato pelle: ci vuoi raccontare in breve questo cambiamento?

Mattia Sullini - Se avesse solo cambiato pelle potrei essere davvero conciso, ma è cambiato molto di più. Il mix coworking + galleria, che ha retto per tre anni il progetto 22A|22, alla fine stava diventando incompatibile. In più, i coworker si sono coesi in un gruppo che ha dato vita a un studio associato. Da queste premesse ha preso forma un progetto nuovo. L’approccio di Combo è differente e forse un po’ temerario: innanzitutto nessuno avrà la propria postazione, che prenoterà solo quando gli servirà. 100% hotdesks. Di più: nemmeno le postazioni fisiche saranno stabili perchè lo spazio è riconfigurabile a seconda delle necessità. Stavolta il centro della scena non è occupato dai desk, ma dai contenuti.

Cowo – Non solo il tuo coworking è cambiato a Firenze. Da quando sei entrato nella rete Cowo, ormai quasi 3 anni fa, la scena cittadina è cambiata. Si può dire che è nato un ecosistema del coworking? 

M: S. – Suona un po’ ridicolo per un 35enne, ma in effetti sono il nonno dei coworking fiorentini, senza dimenticare le esperienze di Florentin Hortopan e Simone Speciale, entrambi della rete Cowo.

In città ha aperto Multiverso, recentemente è nato Co+Lab, e anche nel resto della regione sono in cantiere diverse interessanti esperienze, prima tra tutte quella di TheHub Firenze. Quindi sì, a Firenze si sta formando un ecosistema di spazi collaborativi. Il bello è che non siamo semplicemente una lista, ma abbiamo relazioni e collaborazioni sempre più strette, e stanno partendo iniziative comuni.

Ognuno ha caratteristiche specifiche e identità proprie: riconoscerle ci sta permettendo di collaborare, e nella collaborazione sentiamo un’opportunità per tutti.

Su questa strada, spero che Combo possa offrire un servizio anche agli altri coworking. Ad esempio, le postazioni potranno essere usate a condizioni vantaggiose per gli appartenenti alle community dei coworking cittadini.

Cowo – Molti spazi significano maggiori o minori opportunità?

Combo Firenze LogoM. S. - Molti spazi significano sicuramente maggiori opportunità. Di contaminazione, di visibilità, di risultati.

La stessa esperienza di Cowo lo dimostra: la convenzione Cowo WiFi con SimpleSpot, il format del coworking temporaneo CowoFlash, la piattaforma e-commerce CowoPass, il prossimo tour di Hosting Sostenibile nei Cowo italiani sono tutti progetti resi possibili dall’esistenza di un network.

Immagino che se qualcuno di vede un posto dove la gente lavora assieme può pensare a un’anomalia, ma se ne vede 100, allora magari capisce che sta succedendo qualcosa. Ecco, queste sono le opportunità che solo un ecosistema può creare.

Cowo – Tornando a te: sappiamo che il nome Combo racchiude una visione: la vuoi raccontare?

M.S. - Combo vuol dire combinazione, ma la combinazione prevede che preesistano unità funzionali autonome. Queste unità possono associarsi, scindersi, ricombinarsi diversamente e per farlo hanno bisogno di spazi flessibili, duttili, permeabili.

Il progetto Combo cercherà di essere proprio questo, luogo di incontro e di interazioni per realtà indipendenti ed autonome per le il coworking non sarà un contenitore stagno, bensì un luogo protetto dalle dinamiche relazionali usuali e al contempo permeabile per chi sta cercando di sperimentare un modo diverso di lavorare e interagire.

E – speriamo – di moltiplicarsi: immagino una rete di piccoli spazi, dotati ciascuno di qualcosa di unico (un temporary store? un laboratorio? un bar?), dove le persone possano spostarsi liberamente, grazie a un sistema di crediti unificato.

Cowo - Infine, spiegaci perché una community non è necessariamente proporzionale ai metri quadrati del coworking…

M. S. - Se posso rispondere con un tormentone tipico del coworking: mai notato come le community sono fatte di persone, progetti, credibilità e non di metri quadri? :-D


Combo: Cowo a Firenze!

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