Coworking o Business Center?

In questa intervista a Gianluca Mastroianni di Uffici Arredati, pubblicata sul blog dei nostri colleghi di Wio Torino, si affronta un tema a mio parere molto interessante: il confronto tra coworking e business center.

Vale la pena di leggerla per sentire il punto di vista di una persona che ha seguito, nel settore dei Business Center, un percorso analogo a quello che stiamo cercando di fare noi con la costruzione della rete Cowo, portandolo a un livello di sviluppo molto maggiore: Uffici Arredati conta infatti oltre 50 spazi in tutta Italia.

Dico subito anche qui (l’ho appena scritto nei commenti all’intervista) che secondo me la differenza va scomparendo ogni giorno di più.

Come in tutte le cose, quello che conta è la sostanza: che servizio mi offri, quanto mi costa, dove si trova… o no?

6 pensieri su “Coworking o Business Center?”

  1. Ti ringrazio per il commento all’intervista, mi sono permesso un commento anche io sempre nel post originale.

    Da tempo, da quando siete partiti abbiamo posto la nostra attenzione sul Cowo ed il Coworking e proprio due giorni fa le colleghe di Prato hanno pubblicato sul blog una scansione della pagina del Sole 24 Ore dove si parla del Cowo (ti segnalo il link)
    http://www.ufficiarredati.info/2009/07/very-office-sul-sole-24-ore.html

    Qualora tu volessi il nostro blog è aperto a qualsiasi intervento costruttivo.
    Buon lavoro e complimenti.

  2. Ciao Max, grazie per il tuo intervento.
    Sono assolutamente certo che coworking e business center siano due realtà che probabilmente con il tempo si uniranno, infatti è proprio per questa consapevolezza che stiamo già proponendo un servizio ad hoc sia con META COWORKING che con il network WiO “Making Work Nomad”.
    Ritengo tuttavia che questi due ambiti presentino delle caratteristiche ben definite e che abbiano un approccio culturale e formale molto diverso che richiede non solo degli spazi adeguati ma anche e soprattutto le risorse opportune.
    Leggo che alcuni business center hanno difficoltà nello start up del loro coworking e non mi sorprende. L’atmosfera di un ambiente non è un complemento di arredo casomai il suo vissuto. In altre parole non sono certamente poche scrivanie unite in una stanza colorata all’interno di un ambiente necessariamente formale a determinare lo spazio sociale del coworking.
    Non credi?
    Questo spiega perché questa realtà attecchisca più facilmente in habitat caratterizzati da una “scioltezza di movimento” (easy going) tipica delle ads agency.
    La tua pragmatica scelta di prediligere e coinvolgere imprese di comunicazione ha una valenza doppia sia perché chi comunica per mestiere è a sua volta in grado di comunicarsi strategicamente (dicevi dei media? ;-) e sia perché l’abile operazione di marketing in atto si autoalimenta incredibilmente.
    Chapeau.
    Per quanto ci riguarda, siamo riusciti a coniugare le due realtà in META COWORKING, grazie anche alla diversificata estrazione culturale e professionale dello staff che è in grado di relazionasi naturalmente con qualsiasi target.
    Lo stesso concetto è stato ribaltato sul NetWork WiO “Making Work Nomad” la cui peculiarità non è solo quella di essere aperto a tutti, ma di rivolgersi anche a coloro che intendono proporre unitamente coworking e business center e per i quali offriamo servizi “on demand”, start up e assistenza.
    Il piacevole e inaspettato incontro con Gianluca Mastroianni di Uffici Arredati, ci da l’opportunità di proseguire un produttivo e ampio confronto.

    Grazie ancora per il tuo prezioso intervento e per la proposta di link.
    A presto.

  3. Grazie a entrambi.

    Il fatto che il sottoscritto lavori nella comunicazione non so se ha aiutato la diffusione di cowo, in qualche modo magari sì.

    Sono anche convinto, però, che nessun esperto di comunicazione o di ufficio stampa avrebbe ottenuto i risultati di visibilità di cowo senza l’idea di base del coworking: una soluzione semplice e valida, di quelle che sembrano ovvie una volta che te le dicono… un’idea – si dice in pubblicità – che si vende da sola.

    Vorrei anche fare una piccola precisazione sulla visibilità: non dimentichiamo che – al di là dei titoli dei giornali – il coworking è una formula ampiamente sperimentale, al centro di una evoluzione graduale, progressiva e anche piuttosto lenta.

    I media possono anche creare false impressioni, pur riportando le cose in modo corretto, come è sempre accaduto a noi.

    Dico questo perché qualcuno può pensare (e alcuni commenti che leggo qua e là lo confermano) che si tratti di un trend forte e già affermato, e magari poi rimanere deluso quando, una volta preparata la proposta di coworking, non ricevono 15 richieste nella prima settimana.

    Noi ci abbiamo messo un anno e mezzo ad avere presenza costante di 4 coworker…

  4. ciao gianluca,

    no, ti confermo che cowo non ha mai speso un centesimo di pubblicità, solo passaparola, sia web che personale.

    a presto
    max

  5. In merito alle richieste, siamo in un settore di nicchia ma in crescita (coworking e business center), il tren dovrebbe essere crescente, ma molti in effetti sono delusi dal numero ridotto di richieste.
    Faccio una domanda: oltre il passaparola il vostro cliente immagino arrivi dal web, altri canali?

    Alcuni dei ns colleghi usano cartellonistica, altri pagine gialle (secondo me in caduta libera queste ultime).

    Buona giornata.
    Gianluca

  6. Buon giorno Massimo, un collega, Stefano C. di Verona si pone una domanda nel blog, mi sono permesso di dire che la giro a te che meglio di altri puoi risponderci con esperienza concreta:
    http://www.ufficiarredati.info/2009/07/parleremo-con-la-titolare-di-un.html?showComment=1247675593570#c6436773563166235298

    La domanda è relativa ad uso del telefono.
    Se gradisci e mi invii una tua email ti invio anche un invito a scrivere per non comparire come anonimo – info@ufficiarredati.it

    Gianluca

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